Evasione fiscale, la Finanza blocca 13 milioni di euro

L’indagine della Guardia di Finanza di Soave ha scoperchiato una maxi evasione fiscale
L’indagine della Guardia di Finanza di Soave ha scoperchiato una maxi evasione fiscale
Giampaolo Chavan 06.07.2018

E tutto oro quello che luccica? Se lo era chiesto l’autore di Report, Sigfrido Ranucci nel servizio andato in onda il 22 novembre 2015 nel quale scardinava la serratura della porta che nascondeva un giro di oro per diversi milioni di euro di una società veronese. La risposta sta arrivando un po’ alla volta dopo che la Guardia di finanza di Soave sta scoperchiando un vasto giro di evasione fiscale, riciclaggio ed esercizio abusivo della raccolta del risparmio. Al centro dell’indagine, coordinata dai pm Marco Zenatelli e Giuseppe Pighi, c’è una società di Roncà che, a parere dell’accusa, avrebbe messo in piedi una gigantesca raccolta di risparmio da trasformare in oro per un valore di trenta milioni di euro in cui sono coinvolti centinaia di risparmiatori. Il problema è, fanno sapere gli investigatori, che questa attività si fonda su una mastodontica violazione di norme fiscali. E così ieri è stato scritto il secondo capitolo dell’inchiesta dopo la conclusione della prima indagine, avvenuta nel marzo scorso, con l’iscrizione di tre persone sul registro degli indagati. EVASIONE FISCALE. Gli agenti della finanza, riporta un comunicato, hanno sequestrato tra conti correnti, patrimonio della società e degli amministratori di diritto e di fatto dell’organizzazione «fino all’equivalente all’evasione fiscale accertata tra Iva e imposte dirette pari a più di 13 milioni di euro». Ma come si fa ad arrivare a questa astronomica cifra? I titolari della società hanno sempre dichiarato di aver costituito una società straniera e, quindi, non hanno mai versato nemmeno un euro al fisco italiano. Il motivo? In pratica, è la tesi difensiva, chi ha operato e trasformato milioni di euro dei risparmiatori nostrani in oro, quindi in un bene rifugio, è una società tedesca con sede in un paese vicino a Monaco di Baviera. «Lo stratagemma di dichiararsi impresa estera», riporta la nota della Finanza, «non ha convinto gli investigatori che hanno dimostrato la italianità della società, addebitandole il mancato pagamento delle imposte e considerandola, quindi, evasore totale». Gli inquirenti hanno svolto tutta una serie di accertamenti anche all’estero che, sostiene ancora la Finanza, smascheravano «l’effettiva gestione aziendale italiana della società, individuando il conto corrente aperto in Italia dalla stessa utilizzato per il trasferimento all’estero delle somme raccolte». Proprio da questi accertamenti bancari svolti sul conto di una banca trentina si è potuti arrivare alla cifra evasa dalla società veronese. RICICLAGGIO. Con il monitoraggio delle somme versate da centinaia di clienti della società di Roncà, svolte dagli agenti della Finanza di Soave, sono spuntati anche alcuni casi di riciclaggio. In pratica, chi ha investito i suoi soldi per l’acquisto di oro, potrebbe averlo fatto con i proventi in nero della sua azienda. Su questo aspetto, gli inquirenti non si sbilanciano di più perchè le indagini sono ancora in corso ma anche in questo caso, si parla di cifre milionarie per il lavaggio di danaro sporco. D’altro canto, le Fiamme gialle stanno passando al setaccio i versamenti svolti tra il 2013 e il 2017 «che in parte si è già accertato provenire da evasione fiscale», confermano da Soave. Un’altra pagina da scrivere in questa maxi inchiesta della finanza riguarda il reato di auto-riciclaggio. Gli investigatori dovranno verificare se una parte dei proventi ottenuti dall’evasione fiscale presunta di tredici milioni di euro è stata poi riutilizzata dagli stessi vertici della società di Roncà. In quel caso, sostiene l’accusa, scatterebbe l’ipotesi dell’autoriciclaggio per aver impiegato i profitti arrivati dall’evasione fiscale. •