Che sorpresa per il papà di Ciro

Paola Dalli Cani 06.10.2018

Da Pietraroja, in provincia di Benevento, a Verona per conoscere e dire grazie a Giovanni Todesco, lo scopritore di Ciro, il primo dinosauro italiano. Quando Todesco si è trovato davanti Angelo Pietro Torrillo (giovane sindaco di Pietraroja) e Gennaro Santamaria (presidente dell’Ente geopaleontologico di Pietraroja) gli sono venuti i lucciconi agli occhi: «Sono senza parole, non so che dire... aspetto da trent’anni!». È iniziato così, in redazione all’Arena, un incontro bellissimo organizzato a sorpresa un quarto di secolo dopo la consegna allo Stato della lastra contentente il fossile dello Scipionyx samniticus, il primo dinosauro italiano. Venticinque anni che per Giovanni Todesco, oggi pensionato, sono stati densi di emozioni, grandi gioie ed enormi dispiaceri: sì perché di lui, che alle Cavere di Pietraroja il 22 novembre 1980 recuperò la lastra che tredici anni dopo rivelò la presenza del cucciolo di dinosauro, sembravano essersi scordati tutti eccezion fatta per i conterranei veronesi. «Mi ha inorgoglito l’interesse dell’Arena per Ciro», ha detto Torrillo, «e oggi abbiamo fatto una cosa bellissima, oggi viviamo un’emozione immensa. Senza l’interessamento dell’Arena, prima o poi saremo riusciti a conoscere la persona a cui vogliamo dire grazie, ma ci sarebbe voluto molto più tempo». Lui, il signor Giovanni, era frastornato: anche perché ha saputo in questa occasione che attorno a Ciro, finalmente, si sta costruendo qualcosa di straordinario. «L’Ente geopaleontologico di Pietraroja, fatto nascere il 29 gennaio con un decreto del ministero dell’Ambiente, è il primo ed unico ente nazionale che si occuperà di paleontologia in Italia proprio a partire e grazie a Ciro. Con questo strumento», gli ha spiegato Santamaria (già capo segreteria del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e oggi capo staff dell’ex pluriministro Clemente Mastella che è l’attuale sindaco di Benevento), «finalmente si mettono insieme i pezzi del puzzle e cioè chi ha scoperto Ciro, chi lo ha studiato, chi si occupa della sua valorizzazione e chi di proseguire la ricerca a Pietraroja». Questo, grazie a una fortunatissima serie di coincidenze che hanno messo in contatto la nostra redazione con sindaco e presidente dell’ente, Torrillo e Santamaria sono venuti a raccontare a Todesco. E cioè che l’ente riconquista la gestione Ciro, patrimonio dell’umanità, e che attorno al racconto della sua storia da far diventare un mito planetario si costruirà l’affermazione della paleontologia e la rinascita di una intera area del mezzogiorno: e Todesco, il suo papà (o meglio «la Bernadette che ha rivelato al mondo Ciro», come lo ha salutato Santamaria), in tutto questo avrà il posto che merita. Primo appuntamento inderogabile il maggio 2019, quando proprio Pietraroja ospiterà il congresso internazionale di paleontologia «che metterà al centro un tema su cui la Società italiana di paleontologia lavora da tempo e che anche di recente, a Trento, è stato fortemente discusso, e cioè come intervenire sulla legislazione per potersi avvalere degli appassionati», ha spiegato Santamaria. Nervo scoperto, questo, per il nostro Todesco che proprio per aver scoperto Ciro di guai giudiziari ne ha passati un’infinità tra 1999 e 2004. Sequestri di fossili, un processo infinito e, al termine, una sentenza di assoluzione piena con cui un giudice lo riconosce come «benemerito della ricerca e salvaguardia dei Beni culturali», bacchetta l’apparato statale ma gli lascia quell’ amaro in bocca che gli impedisce di tornare a Pietraroja, tanto più che nessuno sembra curarsi di lui. Nessuna attribuzione della scoperta, nemmeno un riferimento alla sua esistenza nel nome scientifico assegnato a Ciro: niente di niente. Ora, però, le cose sono cambiate proprio grazie al nuovo Ente geopaleontologico di Pietraroja, atteso dal 2000, da quando della sua nascita si fece riferimento nella legge finanziaria di allora. È una rivoluzione perché questa struttura fa sedere allo stesso tavolo interlocutori che si guardavano storto: ministero dell’Ambiente e ministero dei Beni culturali, Regione Campania, Provincia di Benevento, Comune di Pietraroja, Unisannio, università Federico II di Napoli, Soprintendenza di Caserta-Benevento e, soprattutto, Società italiana di paleontologia, come dire il mondo dei cosiddetti paleontologi dilettanti «ai quali, però, va normalmente attribuito almeno l’80 per cento delle scoperte. Lo disse al processo, difendendomi a spada tratta, Pierluigi Ambrosetti, già componente della commissione di paleontologia al ministero dei Beni culturali e principale teste dell’accusa», ha rimarcato Todesco. E ha aggiunto: «Giorgio Teruzzi, il conservatore alla sezione di Paleontologia degli invertebrati al museo civico di Storia naturale di Milano che vide per primo Ciro, mi convinse a fidarmi di lui quando mi disse che il suo sapere sarebbe stato finito se avesse avuto le porte chiuse da parte dei semplici appassionati». È stato uno dei passaggi di una chiacchierata andata avanti per più di due ore, condita con un’intervista col direttore di Tele Arena Mario Puliero, e aperta dalla richiesta di Santamaria e Torrillo di sentire dalla viva voce di Todesco il racconto della scoperta di Ciro: non si è tirato indietro, colpito dall’interesse di quei due rappresentanti delle istituzioni che si son sciroppati 1.500 chilometri tra andata e ritorno per conoscerlo, dirgli grazie e annunciargli che di questa nuova avventura attorno a Ciro lui farà parte a tutti gli effetti. •