Veronese rapinato
nella sua villetta
a Jesolo Pineta

Federico Faccioli
Federico Faccioli
Alessandra Vaccari20.11.2017

Rapinato e picchiato, aggredito nella sua villetta a Jesolo Pineta. Nonostante la manganellata in testa, il trentottenne veronese Federico Faccioli, una laurea in Filosofia con il massimo dei voti abbandonata in un cassetto, skateboarder ed editore nella vita (Aletheia), di fatto come dice lui «costretto a fare il disoccupato», ha reagito.

Ed è stato quello che ha fatto da spartiacque. A quel punto poteva essere massacrato di botte o poteva riuscire a mettere in fuga i banditi. La roulette russa della vita ha voluto che prevalesse la seconda ipotesi. Lui è finito in pronto soccorso, qualche punto di sutura in testa, le gambe che tremano a pensare a come poteva andare se la storia avesse preso una piega diversa.

Faccioli si è trasferito a Jesolo perchè le città di mare offrono più possibilità di lavoro ad uno skateboarder. In passato ha fatto anche spettacoli in Rai, XFactor su Sky, Le Iene, è conosciuto nell’ambiente degli appassionati, insomma nel suo campo è molto conosciuto, posta video, foto, quello che si definisce «un personaggio». E qualcuno potrebbe pensare che ha anche soldi facili da rubare.

Ore 18 di venerdì. Faccioli è nella sua villetta sul mare. La porta d’ingresso è a vetri. Sente suonare il campanello. E dall’interno vede che sul tavolino della veranda ci sono una busta e una rosa. Incuriosito apre la porta e prende subito una manganellata in testa. «Erano in due, passamontagna in testa, mi spingono in casa. Mi dicono dammi il telefono, il Pc, i soldi. Era tutto quello che avevo e non potevo permettermi di perderli, ho reagito, altra manganellata sulle gambe, ma riesco a prendere il passamontagna di uno dei due e scopro che sotto c’è una donna. Forse è stato per quello che i due sono scappati. Non so come sarebbe andata a finire. Già pensavo di raggiungere la cucina e di prendere un coltello, volevo difendere quel poco che ho a tutti i costi», racconta il veronese, «i rapinatori vanno nella casa della gente per prendersi quello che vogliono. Può capitare che vadano a casa di uno come me, giovane, che di soldi non ne ha proprio e che tutto quello che possiede è il computer, un telefono, una telecamera. E che è pronto a farsi ammazzare per non perderli, perchè è tutto quello che ha».

Faccioli, che la notte del venerdì l’ha trascorsa in pronto soccorso in osservazione ha riflettuto e le ore le ha passate a guardare in rete quale significato potesse avere quella rosa con la busta in giardino. «Ho scoperto che è uno stratagemma molto usato negli Usa per entrare nelle case della gente senza forzare serrature. Io non so se i rapinatori abbiano scelto me perchè sono un personaggio conosciuto, e quindi ipotizzavano chissà quali averi, o siano andati a caso decidendo di colpire me perchè da fuori avevano visto il computer, o perchè la villetta sul mare in questo periodo è in un contesto dove abitano pochissime persone, quindi isolata e vulnerabile. Non lo so, ma ho temuto che tornassero indietro».

Nelle ore successive Faccioli ha rivissuto tutte le fasi della rapina alla ricerca di un dettaglio, un particolare che potrebbe essere utile per arrivare a dare un indizio preciso a chi sta seguendo la indagini.