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di forze dell'Ordine

Sistemi informatici della Polizia
Sistemi informatici della Polizia
14.09.2018

Sfruttando illecitamente le loro credenziali per l’accesso al portale interforze del sistema di indagine, rivelavano notizie sensibili a investigatori privati di due agenzie, che le utilizzavano per finalità unicamente riservate alla propria professione. L’inchiesta, denominata ’Basil’ e coordinata dal pubblico ministero Maria Colpani di Trento, ha permesso di individuare e interrompere una serie di accessi abusivi ai sistemi informatici in dotazione esclusiva a polizia, carabinieri e guardia di finanza, come ad esempio il Sid, compiuti da sette appartenenti alle forze dell’ ordine orbitanti nelle province di Roma, Foggia e Bolzano.

 

L’indagine, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Trento, ha portato a 9 arresti e 7 denunce di persone legate a una rete di investigatori privati, uno ex appartenente alle forze dell’ ordine, e agenti in servizio, che collaboravano tra loro in modo illecito, secondo le accuse, scambiando informazioni riservate e coperte dalla privacy in cambio di denaro.

 

Le informazioni che gli investigatori privati pagavano, secondo quanto ricostruito in fase d’indagine, costavano circa 300 euro a volta.  L’indagine, partita nel luglio 2016, viene condotta in Trentino, perchè nasce da una causa per maltrattamenti in corso tra una coppia locale. Dei 7 appartenenti alle forze dell’ ordine coinvolti, due sono carabinieri romani, uno un finanziere bolzanino, un uomo e una donna della polizia di stato di Bolzano, lui in pensione. Il sesto, un carabiniere in servizio attivo in Puglia, è stato denunciato a piede libero, così come il settimo, un finanziere di Bolzano. Altre persone coinvolte nell’inchiesta sono i due responsabili di altrettante agenzie investigative private, la Delmarco e la Matrix, con sede a San Martino Buon Albergo, nel veronese. Oltre a questi vi sono anche dei collaboratori delle due agenzie. 

 

Secondo le accuse l’investigatore privato titolare della Delmarco avrebbe chiesto agli ex colleghi ancora in servizio nelle forze dell’ ordine di entrare nei sistemi informatici per avere informazioni su persone che erano antagoniste o avversarie processuali di suoi clienti in cause civili, ad esempio di divorzi o separazioni.