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«Vado in pensione e ti lascio il testimone»

L’ingresso delle celle mortuarie all’ospedale di Borgo Roma
L’ingresso delle celle mortuarie all’ospedale di Borgo Roma (BATCH)
Fabiana Marcolini13.09.2017

Si mettevano d’accordo sulla spartizione del denaro, sul «passaggio del testimone», quello che Romolo Risegato, il più anziano del gruppo con il ruolo di «cassiere» avrebbe ceduto ai colleghi, e su come comportarsi se qualcuno non pagava. Il sistema di ricevere «farina» per far sì che i defunti fossero presentabili era ben oliato: non serviva nemmeno chiedere, le onoranze funebri pagavano perché questo avrebbe evitato problemi, avrebbe evitato di far brutta figura con i clienti perché i cadaveri non erano in ordine. Ed era così dal 2000.

D’accordo su tutto, anche sull’opportunità di dividere il denaro con Dal Dosso che sarebbe stato spostato per due settimane in Borgo Trento.

Questo il dialogo intercettato tra Romolo Risigato e Alberto Colombini: R. «Quelli di occhi azzurri glieli mettiamo di là perchè se là gli danno anche là la farina prende farina qua e là, cosa dici?... glieli metto in una scatoletta... e dopo là se è corretto dice ”si mi hanno dato, non mi hanno dato” giusto? Nella scatoletta ci sono i suoi». C: «Si perché non è che fa un giorno solo». R: «appunto fa quindici giorni». E otto giorni dopo, risolto il problema della spartizione, Risigato, rispondendo al collega che gli ricorda che è vicino al pensionamento, dice: «Ah, è lo stesso, non c’è nessun problema sai, io ti lascio il testimone e ti arrangi tu, l’eredità».

Emerge il ruolo di tutti e cinque gli indagati nelle 30 pagine dell’ordinanza di custodia del giudice Luciano Gorra, uno spaccato poco edificante di quello che avveniva da oltre dieci anni in quella sezione del Policlinico. Una situazione segnalata da Agec e da un’impresa di pompe funebri privata: loro non pagavano i 40 o i 50 euro e trovavano le salme in disordine, con bocca e occhi aperti, in posizioni sconvenienti o con la barba lunga.

«Gli impresari di pompe funebri (sentiti nel corso dell’indagine, ndr) hanno riferito che da moltissimo tempo vengono effettuate nei confronti dei cellisti le dazioni di denaro sotto forma di ”mancia e/o di benedizione” e che le stesse sono sempre continuate pur a seguito del subentro di nuovi soggetti all’interno del modulo cella-salme in seguito a pensionamenti o trasferimenti», scrive il gip.

Tutti hanno ammesso di aver versato denaro anche in assenza di richieste esplicite: era necessario «in forza di una situazione ambientale ormai consolidata per evitare ”sorprese spiacevoli” quali la cattiva sistemazione della salma». Emerge che «dal 2000 è stato necessario pagare i cellisti di Borgo Roma, anche se ci sono stati avvicendamenti i nuovi arrivati sono stati indottrinati a tale comportamento anche se una volta erano sicuramente meno insistenti. Davide è il più insistente di tutti». L’ordinanza riporta in particolare le dichiarazioni di uno degli impresari sentiti: «Di fatto ci estorcono denaro. Ho usato il termine estorcere perché se si salta la dazione il cellista ti fa capire che altrimenti le salme non vengono curate. Romolo (Risegato) se saltiamo ci dice che ”abbiamo saltato una benedizione” mentre Davide (Franchini) ci ricorda che lui ha solo il compito di vestire le salme e rischiamo di trovarle con la bocca aperta».

Domani Davide Franchini (Caval), Marco Dal Dosso (Occhi azzurri), Alberto Colombini (D’Artagnan) e Romolo Risegato, tutti agli arresti domiciliari, compariranno davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia (il collegio difensivo è composto dagli avvocati Toffali, Rizzi e Bussinello).

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