«Tornare al voto? Che delusione...»

Il presidente della Repubblica Sergio MattarellaBruno MontresorMoreno VisentiniAndrea BertiVittorio RomisMariateresa FilippiMattia Bragastini
Il presidente della Repubblica Sergio MattarellaBruno MontresorMoreno VisentiniAndrea BertiVittorio RomisMariateresa FilippiMattia Bragastini
Camilla Ferro 09.05.2018

Delusi. Amareggiati. Molto arrabbiati. Per questo decisamente favorevoli al voto bis subito, il prima possibile. I veronesi non hanno dubbi: gli eletti del 4 Marzo non si meritano altro tempo, sono colpevoli della crisi politica che blocca il Paese, lo tengono in ostaggio senza vergogna, non gliene importa nulla nemmeno del Capo dello Stato che, come un bravo padre di famiglia, le ha provate tutte pur di uscire dal grande busillis in cui giocano a fare i bambini capricciosi. Come «prime donne», vogliono la scena ad ogni costo e sono pronti a buttare tutto all’aria dimostrando grande irresponsabilità: persino l’ultima proposta, quasi accorata, che Mattarella ha rivolto ai capi di partito - trovate un accordo per un governo neutrale, di servizio, fino a dicembre per fare la legge di bilancio e presenziare al vertice europeo - pure a quella hanno voltato le spalle. «E allora che aspettiamo ancora, di fronte a gente che se ne frega addirittura della più alta carica dello Stato e gli risponde picche?», si chiede Bruno Montresor che la pensa come tanti veronesi intervistati sul tema, «devono andare tutti a casa il prima possibile, è da due mesi che prendono in giro gli italiani che li hanno incaricati di guidare l’Italia. Non hanno dimostrato il minimo senso di responsabilità e a questo punto io sarei per resettare tutto e tornare al voto con l’invito agli elettori, dopo questa ignobile performance, di cambiare idea dentro alle urne, di fare tesoro di quanto successo». E poi, fuori campo: «Ci vorrebbe un bel colpo di Stato, sarebbe davvero una lezione per questi che sono dei “politicanti“ rispetto ai “mostri“ della prima repubblica, indegni del ruolo che ricoprono». Anche Andrea Berti è dello stesso avviso: «Visto il fallimento, penso anch’io sia meglio rifare le elezioni proprio in segno di protesta, perchè il teatrino a cui abbiamo assistito i questi mesi ci ha disgustato e gli italiani non sono stupidi, il conto alla fine lo presentano». Poi, come ribadito da tanti altri veronesi, «facciamo ridere, all’estero che pensano di noi? Che siamo un popolo allo sbaraglio, in balìa di chi si improvvisa salvatore della patria e noi, popolo bue, che ci crediamo. Per forza poi soprattutto i giovani si disamorano della politica che era, e sarebbe ancora, da affidare solo a gente preparata, seria, capace di comportamenti davvero “onorevoli“. Erano dei giganti, al confronto, quelli della vecchia guardia». E Moreno Visentini: «Finiamola qui e riapriamo i seggi, consapevoli però di un grande rischio: l’assenteismo di luglio è quasi scontato. Il piano-ferie di chi lavora è stato fatto in gennaio e di sicuro molti non torneranno dal mare. Mi pare, però, non ci siano alternative: aspettare che a Roma trovino l’accordo tanto agognato è una perdita di tempo quindi, per non mostrarci al resto del mondo con le “pezze sul sedere“, facciamo questo sforzo, ricordandoci magari di non premiare chi ci ha ridotto così». «Ci sarebbero dei tecnici validi per fare il Governo», sospira Vittorio Romis, «bisognerebbe dare loro carta bianca per liberarci dalla condanna del Rosatellum e per riscrivere la legge elettorale col proporzionale. Se tutto questo non è possibile, vada per il “voto bis“ consci però che potrebbe cambiare poco. Mi affido al buon senso degli italiani: dentro alla cabina elettorale, in luglio, pensino bene a dove mettere la X. C’è chi proprio non la merita». Mattia Bragastini si sente come molti veronesi «preso in giro grandemente» e vuole «nuove elezioni per protestare contro questa situazione impantanata perchè bisogna mandare a casa chi non è all’altezza del compito che gli è stato affidato, amministratori che non sanno evidentemente cosa sia la “cosa“ pubblica, cioè di tutti, mica solo loro» mentre Mariateresa Filippi ammette di aver creduto fino alla fine alla possibilità di «un accordo per il bene comune. Dovevano trovarlo», sospira, «è stato un vero fallimento, una delusione enorme». Dello stesso parere Giuliana Santi («votare subito, non c’è dubbio») e Carlotta Bruschi che si augura però «non vadano su personaggi che hanno tradito la fiducia degli italiani: non meritano un’altra possibilità». Voci fuori dal coro, infine, quelle di Michele e Maurizio Contolini: «Bisogna assolutamente fare un governo tecnico, di servizio, per avere la finanziaria e andare in Europa senza farci prendere in giro, e poi, con l’anno nuovo, si voterà di nuovo. Insomma, farlo a luglio, con questa legge elettorale, sarebbe follia. Ma, si sa, a noi italiani piace farci male...». •