Smog, stop agli Euro 4 Primo giorno, zero multe

Code ai semafori in città anche nel giorno di blocco dei diesel Euro 4 FOTO MARCHIORIClara FranzosoGiuseppe StrazzeraRaffaele GareriFlavia guida un’auto a metano
Code ai semafori in città anche nel giorno di blocco dei diesel Euro 4 FOTO MARCHIORIClara FranzosoGiuseppe StrazzeraRaffaele GareriFlavia guida un’auto a metano
L.Per. 12.01.2019

L’inquinamento ha raggiunto il livello di guardia e Verona ha stretto le maglie dell’ordinanza antismog, facendo scattare il divieto di circolazione anche per i diesel euro 4 privati che finora erano esonerati. Lo stop è iniziato ieri e durerà fino a lunedì 14 gennaio, anche se i valori di Pm10 dovessero migliorare. Con buona pace di 80mila automobilisti proprietari di un veicolo «fuorilegge» targato Verona, 17mila dei quali registrati all’Aci cittadina. Sull’efficacia del provvedimento, che coinvolge anche altri 16 Comuni della provincia (vedi altro articolo) i veronesi si dividono, anche se si sono dimostrati attenti al rispetto dell’ordinanza che, peraltro, era obbligatoria in considerazione della legge regionale vigente. La polizia Municipale ha controllato, dalle 8,30 alle 18,30 122 veicoli ma non sono state elevate sanzioni: tutti in regola. Invece 37 multe sono state elevate per guida con il telefonino, mancanza di revisione e assicurazione. E fra coloro che abbiamo incontrato ieri mattina agli incroci cittadini, qualcuno ha ammesso di aver rischiato, in barba al provvedimento, per cause di forza maggiore. Su tutte gli spostamenti per recarsi al lavoro. «È una cosa vergognosa», commentava Raffaele Gareri a bordo del suo pick-up carico di attrezzi da muratore. «Siamo nel pieno della crisi e non tutti hanno la possibilità di cambiare il proprio mezzo di trasporto per adeguarsi alla normativa. Capisco il rispetto per l’ambiente, ma forse ci sono altri interventi da mettere in campo prima di questo. A me il furgoncino serve per andare a lavorare. Ho tre figli e mia moglie non sta bene. Devo sostenere la mia famiglia in qualche modo». «Non potrei circolare», ammette un altro automobilista che preferisce non dire il proprio nome. «Devo farlo, sono falegname e la macchina che guido non è registrata come veicolo commerciale, per cui non usufruisco di alcuna deroga». «Ho dovuto prenderla per forza, pur sapendo di non essere in regola ed essendo convinto che lo stop sia giusto», fa presente un giovane arrivato in città da Sommacampagna. Invece Lacrimiora Kovac ha un diesel euro 3 in deroga per via dell’Isee, «però sono arrabbiatissima lo stesso», ci tiene a precisare, «perché quest’ordinanza è sbagliata: punisce ingiustamente persone che si sono indebitate per potersi comprare una macchina che non possono usare». In colonna ai semafori c’è anche chi della lotta all’aria malata ne fa una questione di principio. «Io sono favorevole al blocco», sottolinea Clara Franzoso, 19 anni, studentessa universitaria alla guida di un’auto a metano. «La riduzione dell’inquinamento dovrebbe stare a cuore a tutti i cittadini. Mi dispiace per i lavoratori che subiscono disagi, però ci sono gli autobus e con un po’ di organizzazione si arriva dappertutto». «Provvedimento giustissimo» è il commento pure di Giuseppe Strazzera, altro giovane automobilista che guida un Gpl immatricolato alla fine del 2016. Mentre Giovanni Darco suggerisce addirittura di «fare come la Germania, che punta a eliminare del tutto i diesel entro il 2021». «Sono d’accordo, a patto che si adegui la rete del trasporto pubblico», dice invece Flavia, pragmatica, alla guida di un’auto a metano. «Io vengo da San Martino Buon Albergo e la sera, quando esco dal lavoro, non ci sono autobus che arrivano fino a casa mia. Per cui sono costretta ad andare in macchina. Se la mia non fosse omologata, oggi (ieri-ndr) avrei avuto degli enormi disagi». Non solo mobilità sostenibile. L’appello arriva da Confartigianato Verona: per migliorare la qualità dell’aria è necessario focalizzarsi anche sul concetto di riscaldamento sostenibile. Andrea Bissoli, presidente dell’associazione, spiega che «Sono ormai noti i risultati di uno studio del Politecnico di Milano, successivamente elaborati del Centro Studi Autopromotec, sulla responsabilità delle emissioni di CO2 in cinque grandi città italiane come Milano, Genova, Firenze, Parma e Perugia. Ebbene, lo studio ha rivelato come gli impianti di riscaldamento degli edifici contribuiscano mediamente per il 64% alle emissioni di CO2, contro il 10% derivante dal traffico veicolare e il 26% derivante da attività industriali». • © RIPRODUZIONE RISERVATA