Ubriaco al volante uccide il manager Corrado Ferraro

Corrado Ferraro, 56 anni,  con il celebre tenore Placido Domingo davanti all’Arena che l’ha visto al lavoro per tanti anniLa scena del terribile incidente sull’A22, vicino a Verona nord, dove ha perso la vita Corrado FerraroCorrado Ferraro alla recente prima di Carmen in Arena
Corrado Ferraro, 56 anni, con il celebre tenore Placido Domingo davanti all’Arena che l’ha visto al lavoro per tanti anniLa scena del terribile incidente sull’A22, vicino a Verona nord, dove ha perso la vita Corrado FerraroCorrado Ferraro alla recente prima di Carmen in Arena
Alessandra Vaccari 31.07.2018

Lo ha centrato come un proiettile impazzito. Senza frenare, senza quasi accorgersene. E forse neanche avrebbe potuto, era ubriaco. Era quasi mezzanotte e mezza, quando domenica notte, sulla A22 del Brennero, stava transitando il direttore marketing della Fondazione Arena, Corrado Ferraro, 56 anni compiuti da qualche giorno. Il manager, in sella al suo scooter, un’Honda Sh 300 proveniva da Desenzano, dove aveva cenato nel giorno libero dal lavoro. Suona inquietante oggi constatare, che per quella tela che il destino tesse, nel giorno in cui Ferraro compiva gli anni, il suo investitore cambiava l’immagine del suo profilo su Facebook. Era il 23 luglio. Dall’A4, Ferraro si è immesso in A22, diretto al casello di Verona Nord, l’uscita più comoda per arrivare a Ponte Crencano, dove abitava, senza passare dal centro città, dove sapeva avrebbe trovato traffico considerato che in Arena, la sua Arena, dove aveva lavorato dal 1993 in poi, bruciando le tappe, fino ad arrivare a dirigente, direttore commerciale e marketing, riuscendo anche a laurearsi in Economia, durante il lavoro, lui che aveva una vocazione artistica, professore d’orchestra, diplomato in violino, c’era il concerto di Sting e Shaggy. Una morte drammatica che ha destato vastissimo cordoglio in città: Ferraro era molto conosciuto in tantissimi ambienti legati alla Fondazione Arena. Dietro di lui arrivava Marco Osti, 35 anni di Ala, alla guida di una Citroen C4. Il tratto di strada è rettilineo, in quel punto. Entrambi i mezzi viaggiavano in prima corsia. La Citroen ha centrato lo scooter e lo ha agganciato al cofano. Ferraro è stato sbalzato via, e l’auto ha proseguito la sua corsa per altri 110 metri. Dopo l’impatto entrambi i mezzi hanno preso fuoco, distruggendosi completamente. Ferraro, nell’essere sbalzato lontano ha persino perduto il casco, che è stato trovato a una quindicina di metri dal corpo, allacciato. L’urto violentissimo gliel’ha strappato. Sul posto sono subito stati chiamati i soccorsi: Verona Emergenza, che dopo aver stabilizzato e intubato Ferraro lo ha portato in ospedale dove però è morto subito dopo l’arrivo. I vigili del fuoco, che hanno spento le fiamme. La polizia Stradale che ha rilevato l’incidente e, su disposizione del magistrato di turno, Beatrice Zanotti, ha arrestato il conducente trentino. L’automobilista è risultato avere un tasso alcolemico di 1.47 alla prima misurazione e 1.42 alla seconda. E la legge prevede di tenere valida la misurazione più favorevole al conducente. La legge inoltre prevede che sotto il tasso di 1.50, l’arresto sia facoltativo, ma su Osti, pesa anche un vecchio precedente, una decina di anni fa, patente sospesa per guida in stato d’ebbrezza. Così l’uomo è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale aggravato, la cui pena, nel suo caso, prevede una condanna da cinque a dieci anni. Ora proseguono le indagini. La Polstrada acquisirà i filmati delle telecamere dell’autostrada e gli ingressi nei caselli. «Un incidente ha sempre una causa, non ci sono fatalità», ha detto il dirigente della polizia Stradale veronese Girolamo Lacquaniti, «le statistiche dicono che nove volte su dieci la causa di un incidente è la condotta umana. In questo caso il dato oggettivo è la positività all’alcol di oltre 1.40. Tra l’altro con una serie di elementi che ci hanno portato a considerare con la collaborazione della procura della Repubblica di Verona, l’arresto». Il Pm stamattina conferirà l’incarico per l’autopsia sul corpo del dirigente, per accertare anche il suo stato fisico al momento del sinistro. Continua dunque la scia di decessi sule nostre strade. «È un’estate tragica, in questo caso con esito gravissimo. Chi guida scooter e bici è utente debole. In questo periodo abbiamo registrato molte fuoriuscite autonome, tamponamenti, in questo caso lo stato di ebrezza. Non si può parlare di strada killer, i motivi sono sempre riconducibili all’uomo». •

Primo Piano
 
Convegno internazionale a Venezia

Non solo rughe
Botulino per
ricostruire il viso

Condividi la Notizia
 
Condividi la Notizia
 
Il sindaco di San Martino Buon Albergo

Esplosione
«I migranti
non c'entrano»

Condividi la Notizia