Incendio Felix
Si scava su cause
e assetto societario

Il luogo dell'incendio il giorno dopo
Il luogo dell'incendio il giorno dopo
Alessandra Vaccari21.09.2018

Ora è il tempo delle indagini, delle analisi delle campionature, delle risposte alle domande che tutti si stanno facendo: cosa ha provocato l’esplosione e il successivo incendio, ed eventualmente è stata opera di qualcuno? Alla Nuova Felix moto di San Martino Buon Albergo, anche ieri c’è stato movimento.

Gli esperti del Niat dei vigili del fuoco, il Nucleo investigativo del Corpo, quello arrivato da Treviso, coadiuvato dai vigili del fuoco locali hanno prelevato campioni dalla ex concessionaria. Questi campioni saranno portati al laboratorio di Mestre dove verranno analizzati con un macchinario che si chiama gascromatografo. Così grazie a una tecnica di chimica analitica piuttosto diffusa, che si basa sulla ripartizione dei componenti di una miscela da analizzare tra una fase stazionaria e una fase mobile gassosa, in funzione della diversa affinità di ogni sostanza della miscela con le fasi, si sarà in grado di accertare se nella concessionaria di moto martedì sera sia stato versato materiale accelerante come benzina o altro. Diventa sempre meno credibile che possa essersi trattato di una casualità perchè non c’è stata soltanto l’esplosione, ma anche il fuoco, che è stato improvviso e soprattutto enorme fin dall’inizio, come se ci fosse stato un innesco.

 

Ormai è assodato che l’esplosione è stata al piano terra, quello occupato dalla concessionaria che ora è di Emiliano Strazzer, unico socio, che in passato era braccio destro e venditore della Felix moto di Gilberto Felisi, ma da visura camerale risulta far capo a una società a responsabilità limitata il cui amministratore è l’ottantaduenne Gustavo Pallica.

La sede legale è a Roma, in piazza Giuliano della Rovere. Fallica, torinese, è stato nominato amministratore il 20 febbraio 2018 ed è residente a Firenze. I vigili del fuoco hanno controllato anche l’impianto gas, che di recente era stato modificato con un nuovo contatore, ma quello era ancora sigillato. Inoltre una fuga di gas avrebbe provocato sì l’esplosione, ma non un incendio così violento ed improvviso.

Sul caso stanno investigando anche i carabinieri di San Martino e quelli del Nucleo investigativo di Verona, assieme alla Sezione investigativo scientifica. Le fiamme sono esplose nella concessionaria, ma in quel palazzo c’era stato anche uno sfratto esecutivo, insomma di materiale sul quale lavorare e posizioni da analizzare ce ne sono svariate. Sia gli appartamenti sopra la concessionaria, che il piano terra sono stati tutti posti sotto sequestro per ragioni di sicurezza.

 

Come hanno sottolineato sia il sindaco che i vigili del fuoco fin dal giorno dopo l’esplosione non esiste un problema di staticità, ma di agibilità. Certo è che quell’intera palazzina avrebbe potuto saltare in aria. Poteva davvero essere una strage. E se, come parrebbe essere, si tratta di un attentato, non è certo opera di uno sfessato che vuole regolare qualche conto in sospeso. La buona notizia invece è che è rientrata l’emergenza abitativa.

Le cinque famiglie con minori sono state accolte in alloggi di cooperative sociali, le altre da parenti e amici, ma il sindaco Franco De Santi ha diffuso una nota in cui invita le agenzie immobiliari a mettere a disposizione eventuali alloggi sfitti. Poi chi è in grado di pagare l’affitto in autonomia lo farà e chi invece ha difficoltà economiche verrà aiutato dall’Isac l’istituto comunale, così come siglato in un vecchio protocollo. Il centro operativo comunale resta attivo.

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