Il dolore di Verona
per la morte tragica
e assurda di Matteo

Il luogo della tragedia (foto Delio Fuscati)
Il luogo della tragedia (foto Delio Fuscati)
Lino Fontana - Laura Perina12.08.2018

Frequentava il centro servizi formativi degli Stimmatini, a Ponte Crencano, il giovane Matteo Pedrazzoli, 14 anni, abitante a Castel d’Ario, in provincia di Mantova, che venerdì sera poco dopo le 22,30 è rimasto ucciso schiacciato da una pesante panchina di ferro.

Il tragico episodio è accaduto nei giardini pubblici del suo paese, in zona castello, mentre nelle vicinanze, a poche decine di metri, si stava svolgendo l’annuale festa dell’Avis. Matteo insieme a dei coetanei stava usando come una giostra girevole un’enorme panchina di ferro, un elemento di arredo urbano, del peso di circa otto quintali che poteva girare di 360 gradi poggiando su un perno centrale. Il manufatto è stato progettato da un architetto del paese, Elena Bellini. Dalle prime testimonianze sembra che siano saliti sei o sette ragazzi sul piano di seduta della panchina, il cui schienale è altro circa due metri, ed abbiano incominciato a girare attorno e a saltare su di essa. Forse per l’eccessivo peso e per lo sbilanciamento causato dai movimenti il perno su cui poggiava e girava la panchina si è spezzato, facendola precipitare in avanti. Mentre i suoi compagni sono riusciti a saltar giù prima che il pesante manufatto toccasse terra, Matteo non ce l’ha fatta, rimanendovi sotto, schiacciato da quella strana, enorme panchina.

Immediatamente tutti i ragazzi che si trovavano sul posto, piangendo disperatamente, urlando e chiedendo aiuto, hanno tentato con tutte le loro forze, ma inutilmente, di sollevare la pesante struttura per liberare il corpo del loro amico. Sentite le grida di aiuto sono accorsi subito dei volontari dell’Avis, oltre una decina. Sono riusciti con uno sforzo non indifferente a sollevare la panchina ribaltandola sullo schienale. «Il tonfo, quando è caduta all’indietro», racconta uno dei soccorritori, «è stato tale che sembrava lo scoppio di una bomba».

Alla festa dell’Avis era presente un’ambulanza con personale paramedico che ha subito soccorso il ragazzo. Nel frattempo è giunta anche l’automedica dall’ospedale Carlo Poma di Mantova, ma tutti i tentativi per salvare la vita del giovane Matteo sono risultati vani. La salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale di Mantova su decisione del magistrato di turno Silvia Bertuzzi, a disposizione della autorità giudiziaria che dovrà decidere se disporre l’autopsia. Intanto sono in corso indagini da parte dei carabinieri di Castel d’Ario e del nucleo operativo di Mantova. L’area dove è avvenuto il dramma è sotto sequestro. E c’è già chi avanza dubbi sulla sicurezza dell’area pubblica: i primi avvisi di garanzia potrebbero scattare già nelle prossime ore. Il progetto della ristrutturazione dei giardini pubblici, curato dall’Ecomuseo del riso, era stato inaugurato lo scorso maggio.

 

IL DOLORE A SCUOLA

A giugno Matteo aveva terminato il primo anno. «Un ragazzo tranquillo, ben integrato nella sua classe». Così lo ricorda il preside Samuele Moretto, a cui ieri mattina la notizia è piombata addosso come un fulmine a ciel sereno. «Al termine dell’anno scolastico, durante gli scrutini, nessuno dei suoi professori ha segnalato comportamenti o altro di particolare. Ciò significa che Matteo era inserito e con gli insegnanti e i compagni andava d’accordo».

La segreteria della scuola è chiusa per le vacanze estive, ma ugualmente sono partite le telefonate agli insegnanti di Matteo, per metterli al corrente dell’accaduto. E sempre ieri, nel primo pomeriggio, sulla pagina Facebook dell’istituto è stato pubblicato un post. «Ciao Matteo...» recita il contenuto. In allegato l’articolo pubblicato online dal nostro giornale e in calce i commenti di cordoglio. La vicinanza della scuola alla famiglia è discreta, nel rispetto di una tragedia su cui stanno già indagando la magistratura e le forze dell’ordine. «Non ci siamo ancora fatti sentire con i genitori di Matteo» dice il dirigente scolastico. «Le circostanze della sua morte sono particolari. C’è bisogno di capire, per quanto si possa capire... Perché alla fine quel che resta è la scomparsa di un ragazzo di 14 anni, che se n’è andato mentre stava giocando con gli amici. Una disgrazia anche se non fosse toccato a un nostro studente».

Ora si attende l’evolversi della situazione, «ma sicuramente saremo presenti alle funzioni che si svolgeranno nella parrocchia di Matteo». I Pedrazzoli, che risiedono nel Mantovano, per Matteo avevano scelto un istituto privato a 50 chilometri da casa. «Alcune famiglie fanno dei sacrifici, in questo caso la distanza, perché sanno che le scuole come gli Stimmatini, al di là dell’istruzione professionale, curano anche la formazione umana e cristiana dei ragazzi».

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