«È innocua per otto su dieci qualcuno può avere la febbre»

Il professor Ercole Concia
Il professor Ercole Concia
L.Per.02.08.2018

Il virus West Nile veniva descritto per la prima volta nell’omonimo distretto in Uganda, nel 1937. A differenza di dengue e chikungunya, che non hanno un serbatoio animale significativo, questo virus ha svariate specie di uccelli migratori come ospiti definitivi e la sua diffusione nel mondo è legata alle loro migrazioni, non a quelle umane. Può però essere trasmesso all’uomo (e fra i mammiferi, anche ai cavalli) da molte diverse specie di zanzare, compresa la specie più comune. Ma come per molte malattie virali, i casi complicati sono la punta dell’iceberg. «Statisticamente» spiega il professor Ercole Concia, direttore dell’unità operativa Malattie infettive e tropicali dell’Azienda ospedaliera di Verona, «l’80 per cento delle persone punte da una zanzara infetta non svilupperà alcun sintomo. Un altro 19 per cento avrà un po’ di febbre. Solo un paziente ogni cento corre il pericolo di sviluppare una grave di encefalite o altre forme cerebrali che però non è detto siano mortali. Il West Nile è una malattia benigna nella stragrande maggioranza dei casi. I soggetti a rischio sono quelli parzialmente o totalmente immunodepressi». Ma non essendo di origine batterica, non ci sono antibiotici che possano contrastarla. Epidemie si sono verificate in svariate aree geografiche dell’Africa e dell’Europa Orientale, quindi nel 1999 il virus ha raggiunto gli Stati Uniti d’America dove si è progressivamente diffuso da Est verso Ovest per interessare in pochi anni praticamente tutti gli stati con poche eccezioni, causando migliaia di casi e centinaia di morti, soprattutto per complicanze neurologiche. Il West Nile è presente nel Veneto dal 2008, quindi è endemico. «Ed è in costante espansione» sottolinea Concia. Come ci si difende? «Nel modo tradizionale, cioè adoperando un repellente sulla pelle ed evitando che nelle vicinanze della propria abitazione ci sia acqua stagnante» dove le zanzare si riproducono e dove prolificano le larve. Dal 2015 l’Italia «è il Paese europeo con il maggior numero di casi West Nile segnalati all’anno. Tra il 2008 e il 2016 i contagi sono stati circa 210 in nove regioni e di cui otto più gravi». Tuttavia, complessivamente, il numero dei «casi è contenuto» e sintomi gravi sono molto rari, quindi «niente panico». A tranquillizzare rispetto ai nuovi casi da Febbre del Nilo Occidentale verificatisi in Italia è Zeno Bisoffi, alla guida del Dipartimento di malattie infettive e tropicali dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, che sottolinea: «Una persona infetta però non è contagiosa». Nel 2018 i casi di West Nile sono finora più numerosi della media degli anni precedenti, spiega Bisoffi, «probabilmente a causa dell’andamento meteorologico, molto caldo già in maggio, cui è seguita una stagione con frequenti precipitazioni, un clima ideale per lo sviluppo della zanzara Culex». Per la febbre West Nile, ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, il vaccino è ancora in fase di studio. •