A 93 anni al Pronto Soccorso per un'urgenza: aspetta cinque ore

Il pronto soccorso di Borgo Roma
Il pronto soccorso di Borgo Roma
Elena Cardinali08.06.2018

Cinque ore di attesa prima di essere visitata da un medico del pronto soccorso, nonostante fosse arrivata in ospedale con una richiesta urgente di ricovero fatta dal medico di base. Protagonista della vicenda la signora Elsa, 93 anni, ospite della Casa di riposo Pia Opera Ciccarelli di San Giovanni Lupatoto, accompagnata in ambulanza nei giorni scorsi al pronto soccorso del Policlinico di Borgo Roma con una diagnosi di ittero ostruttivo, compilata dal medico di base della struttura, il dottor Lorenzo Adami, che è anche il presidente provinciale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di Medicina generale.

«La situazione della signora era piuttosto grave e mi sarei aspettato che in ospedale fossero stati più solleciti nei suoi confronti, anche perchè sulla mia prescrizione avevo spiegato nel dettaglio la situazione di criticità della paziente. Invece ho dovuto chiamare di persona il medico del pronto soccorso per sollecitare la visita alla signora, dopo che una congiunta mi ha avvisato di essere in attesa da ore perchè all’anziana era stato assegnato un codice verde, cioè non urgente», racconta il dottor Adami.

Che aggiunge: «Capisco che nei posti di pronto soccorso il lavoro è intenso e il personale è oberato di impegni, ma una persona così anziana e in condizioni del genere dovrebbe essere valutata con maggior attenzione, così come ha indicato lo stesso assessore regionale alla Sanità Luca Coletto che ha annunciato la creazione di corridoi preferenziali e più rapidi per i pazienti anziani. E comunque chi effettua il triage per l’assegnazione del codice di accesso, deve tener conto della valutazione del medico di base. Altrimenti a cosa serve?»

La cognata della paziente, Franca F., racconta di essere stata avvisata dalla Casa di riposo che la congiunta sarebbe stata portata al pronto soccorso del Policlinico di Borgo Roma, aggiungendo ulteriori particolari. «Erano più o meno le 13.15», precisa la signora Franca, «e mi sono subito recata in ospedale. Mia cognata, che già per l’età è in condizioni non facili, aveva un colorito giallastro molto marcato. Ho aspettato qualche ora e poi ho chiamato il dottor Adami. Riassunto, le hanno fatto la visita verso le 18, e meno male che era urgente come aveva precisato il suo medico. In serata, poi, l’hanno ricoverata. Dopo un giorno l’hanno sottoposta ad un intervento per la riapertura del coledoco che si era ostruito. È tuttora ricoverata in ospedale».

Ci sono diversi modi di accedere al pronto soccorso, aggiunge il dottor Adami, «ma se una persona arriva con una prescrizione di urgenza firmata dal proprio medico, deve essere subito vista da un dottore e non da chi fa il triage (la valutazione che stabilisce il codice di gravità per il paziente, ndr). Mi appello quindi all’assessore Coletto, affinchè faccia in modo di modificare questa prassi nei posti di pronto soccorso. Questa modalità di effettuare il triage e di assegnare il codice di gravità, e quindi il diritto a essere visitato in tempi più o meno brevi, va riformata perchè è la causa dei blocchi e delle lunghe attese. Lo ribadisco: chi arriva inviato, con prescrizione scritta, dal suo medico deve essere visto subito da un medico, non dal triagista. Questa deve diventare la prassi e vorrei che il responsabile della Sanità regionale ne prendesse atto. E come esponente della Fimmg, vorrei che diramasse una circolare negli ospedali per introdurre e far applicare questo criterio di valutazione per i pazienti come la signora Elsa».