Razzie e violenza in casa I «predoni» in carcere

I carabinieri illustrano l’«Operazione Raiders»
I carabinieri illustrano l’«Operazione Raiders»
04.09.2018

Nessuno di loro ha parlato ma al termine dell’udienza il gip Paola Vacca ha convalidato gli arresti e mantenuto per i quattro indagati la custodia cautelare in carcere. Perchè il quadro accusatorio a carico di Zakaria El Jarrari, 28 anni, Mohamed Moner, 31 anni, Issam Oubane di 35 e Soufiane Oubane di 22, tutti originari del Marocco - gli ultimi tre residenti a Begosso di Terrazzo, il primo invece a San Giovanni Lupatoto - è pesantissimo. Tutti accusati di essere gli autori di una violenta rapina in abitazione a Goito ma fortemente sospettati di avere all’attivo una decina di colpi eseguiti sempre con modalità da «Arancia meccanica»: sei nella nostra provincia e di altri cinque nel Rodigino. Rapinatori in trasferta poichè dalla base nella Bassa si spostavano nelle zone confinanti. Un elemento però è comune a tutte le rapine: l’età delle vittime, persone anziane che vivono da sole in campagna. Questo e la cattiveria con la quale le obbligavano a consegnare denari e preziosi. Individuati grazie all’auto utilizzata per spostarsi, una Fiat Sedici rubata a San Pietro in Cariano ai primi di agosto e dotata di gps. Solo che era stata ripresa, il 24 agosto, mentre percorreva la Provinciale 16 tra Occhiobello e Arquà Polesine, luoghi in cui quel giorno si erano verificate due rapine. E una volta individuata l’auto la ricostruzione dei movimenti dei quattro è stata affidata anche ai transiti attraverso i Comuni del Veronese. Un quadro indiziario pesante nel quale entra il «pedinamento» tramite gps dopo la rapina notturna a Goito. La Sedici ha attraversato mezza provincia e a Cerlongo è rimasta ferma 50 minuti prima di tornare alla base. In quei 50 minuti hanno immobilizzato due fratelli, colpiti con un piede di porco e un bastone mentre uno dei rapinatori brandiva una mannaia. Li hanno fatti sedere, tre li controllavano mentre il quarto rovistava dentro casa alla ricerca del denaro o di altri preziosi. Avevano accatastato alcune motoseghe e altri attrezzi da lavoro sotto il portico ma la reazione della vittima li ha fatti desistere. E se ne sono andati dal Mantovano portando via cellulari e cordless. Cattivi (vedendo che uno dei fratelli era stordito per i colpi gli hanno gettato in faccia dell’acqua fredda) ma per fortuna non hanno aggredito l’anziana madre che era in casa. Attenti a cambiarsi tant’è che non rientravano mai con gli stessi abiti con i quali erano usciti di casa. Per evitare di essere individuati per i vestiti poichè in tutte le rapine indossavano il passamontagna. Dopo il colpo a Goito i carabinieri non li hanno mai persi di vista, li hanno visti arrivare a Begosso, entrare e uscire dalla casa in cui vivono i due Oubane e Moner, dirigersi verso l’Adige e poi rientrare in casa. Solo El Jarrari si è allontanato all’alba perchè è sottoposto all’obbligo di firma e doveva presentarsi in caserma dai carabinieri. Ligio e rispettoso dell’obbligo imposto dal giudice di giorno, rapinatore senza scrupoli di notte. Hanno fermato lui, che ha cercato di scappare, e contemporaneamente i militari hanno fatto irruzione nella casa in piazza a Begosso. Oltre a migliaia di euro in contanti nell’auto sono stati rinvenuti oggetti rubati e pistole scacciacani, un flessibile e guanti. Anche il giubbino sottratto a Goito. Ma l’elenco dei colpi che si sospetta abbiano commesso è lungo e inizia in maggio a Isola Rizza. Due mesi di pausa poi in agosto hanno ricominciato con cadenza impressionante, da Pressana a Castagnaro, da Gazzo a Fratta Polesine. Anche due rapine nella stessa notte. Il cerchio si è chiuso. •