Pfas, entro la settimana il piano acqua pulita

Interni della centrale di potabilizzazione dell’acqua ad Almisano, nel Vicentino
Interni della centrale di potabilizzazione dell’acqua ad Almisano, nel Vicentino
Luca Fiorin 12.06.2018

Emergenza Pfas: entro questa settimana il piano volto a garantire l’arrivo di acqua pulita nella zona contaminata sarà definitivamente approvato. A preannunciarlo è stato venerdì sera a Pressana, in un convegno organizzato da Legambiente e dal Comune padrone di casa, il commissario straordinario Nicola Dell’Acqua. «Entro mercoledì (domani, ndr) invierò la documentazione alla Protezione civile nazionale, che dovrebbe poi dare il suo ok nel giro di uno o due giorni», ha spiegato Dell’Acqua. «COME ERA PREVISTO, l’acqua verrà portata alla centrale di Almisano, Vicenza, che è al centro della distribuzione nella zona rossa, da tre diversi punti di prelievo», ha spiegato il commissario. Anche se in realtà qualcosa è cambiato rispetto alle prime ipotesi. Le nuove condotte partiranno dall’Est veronese - all’inizio dalla zona di Belfiore, con, in previsione, un prolungamento verso San Martino Buon Albergo; dall’area di Carmignano sul Brenta, con un collegamento ad anello che passerà attorno a Vicenza e toccherà anche la Bassa padovana; dall’Alto vicentino. «Proprio per quest’ultima fonte di approvvigionamento, che era prevista nel territorio di Valdagno, ora ho deciso di effettuare uno spostamento più a Nord di qualche chilometro, per evitare che possano emergere problemi legati a contaminazioni di altro genere», ha raccontato il commissario. Secondo il quale, peraltro, così si raggiungerà «il punto più a settentrione dal quale è possibile prelevare acqua pulita dal sottosuolo». «Purtroppo», ha commentato Dell’Acqua, «in Veneto c’è una situazione di forte impatto sull’ambiente, anche se va sottolineato che i pozzi saranno garantiti con particolari vincoli territoriali». La serata pressanese ha portato anche altre indicazioni interessanti. Come la risposta data dal direttore di Acque Veronesi Francesco Berton ai chimici che qualche giorno fa avevano affermato che non vengono controllate molte sostanze affini ai Pfas - («con le nostre analisi teniamo monitorata la situazione di duemila famiglie di composti florurati, anche se ci concentriamo su quelli che sono presenti in maniera più significativa», ha detto) - o come la spiegazione fornita dal direttore del settore igiene delle acque interne dell’Istituto superiore di Sanità Luca Lucentini in merito al fatto che ancora non ci sono limiti nazionali relativi alla presenza dei Pfas nelle acque potabili. «Verranno messi», ha detto, «ma la cosa importante è che si sia agito per eliminare la presenza degli inquinanti, prima che per regolarla». INCALZATO dalle richieste di chiarimenti relative alla bonifica, di cui ha parlato diffusamente il direttore nazionale di Legambiente, Giorgio Zampetti, Dell’Acqua ha affermato: «Se l’azienda responsabile di questa situazione dovesse scappare, noi interverremo usando fondi che già sono stati reperiti, comunque il principio chi inquina paga verrà applicato, visto che la magistratura sa bene anche chi erano i precedenti proprietari di tale ditta». Dopo aver annunciato che prossimamente partirà una nuova campagna di controlli dei pozzi privati, il commissario ha infine commentato la notizia della scoperta che in una partita di vongole arrivate dall’Adriatico al Mercato ittico di Milano è stata riscontrata un’elevata presenza di Pfoa. La maggiore fra quelle rilevate sinora in prodotti ittici nazionali. «I fiumi, per primo il Po, trasportano in mare quantità molto elevate di Pfas», ha spiegato Dell’Acqua. Va detto che già nel 2013 altre vongole - di quelle si sapeva esattamente l’origine, localizzata nel delta del Po, mentre di queste è stata fornita un’indicazione solo generica - avevano mostrato di contenere Pfas, anche se in misure di ben 9 volte inferiori rispetto a quelle ora verificate. •