Per quattro anni
all'obitorio:
solo ora i funerali

Le celle mortuarie dell’ospedale di Legnago
Le celle mortuarie dell’ospedale di Legnago
Elisabetta Papa 09.08.2018

Per quasi quattro anni è rimasta in una cella frigorifera dell’obitorio dell’ospedale di Legnago senza che nessuno ne abbia mai rivendicato la salma e si occupasse di darle una degna sepoltura. Solo ora, a distanza di molto tempo da quel tragico 2014 in cui perse improvvisamente la vita a soli 44 anni, K.S., una donna originaria di un paese del Sud Italia ma che negli ultimi tempi aveva vissuto a Cerea e a Bovolone, ha potuto finalmente essere deposta in una vera tomba.

 

La soluzione a questa situazione, considerata ormai senza via d’uscita visto che nonostante le accurate ricerche condotte in questi anni dalla Dirigenza medica dell’Ulss 9 Scaligera non era stato trovato alcun familiare della donna disposto ad avviare le pratiche per il suo funerale, si è concretizzata - anche se la notizia, circondata da uno stretto riserbo, è trapelata solo in questi giorni - circa due mesi fa grazie all'intervento della parrocchia del Duomo.

Mettendo così fine non solo alla triste vicenda di K.S., ma anche alle tante difficoltà burocratiche legate al fatto che la 44enne deceduta a Legnago, aveva abitato a Cerea e Bovolone, senza però prendervi mai la residenza, mantenuta, a quanto si sa, al Sud. In pratica, né la città del Torrione né gli altri due Comuni della Bassa potevano quindi farsi carico del cosiddetto «funerale di povertà» previsto in questi casi solo nel Comune di residenza.

 

A dare la svolta decisiva ad una situazione assurda è stato il parroco del Duomo don Diego Righetti. Il quale, venuto a conoscenza del caso, si è immediatamente attivato per restituire alla donna la possibilità di riposare in pace nella quiete del cimitero cittadino. «A segnalarmi la situazione è stato don Ludovico, collaboratore in Duomo», rivela don Righetti, «che è venuto a sapere della presenza di questa salma mentre prestava aiuto al cappellano dell’ospedale. Il nostro desiderio è stato subito quello di poter dare sepoltura a questa giovane. Abbiamo quindi contattato la Dirigenza medica dell’Ulss 9, l’ufficio di Polizia mortuaria del municipio ed il sindaco Clara Scapin per avanzare la disponibilità della parrocchia ad accollarsi le spese per le esequie della donna». La proposta è stata accolta con favore da tutti e in breve è stato avviato l’iter per espletare la pratica. La Giunta comunale ha dato il via libera con apposita delibera, precisando, come richiesto dalla parrocchia, che il Comune avrebbe rinunciato all'introito della tariffa cimiteriale di 200 euro. Ed impegnandosi inoltre a fornire una croce che potesse identificare la defunta, sempre che, nel frattempo, non fosse possibile riceverne una in dono. La parrocchia ha così coperto la spesa necessaria per la bara, mentre un’impresa funebre del Legnaghese, sensibile a questa dolorosa vicenda umana, si è occupata gratuitamente del trasporto e della sepoltura della salma. «La cerimonia, svoltasi al camposanto», conclude don Righetti, «è consistita in una semplice benedizione. Volutamente non è stato celebrato un funerale vero e proprio perché non eravamo a conoscenza delle volontà della donna».

«É una storia tristissima», osserva il sindaco, «legata all’indifferenza della società e alla solitudine di cui purtroppo, per svariate ragioni, tante persone rimangono vittime». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Primo Piano
La proposta di nozze  in Arena
 
L'annuncio durante il bilancio areniano

Mazzi: «In Arena
voglio Morricone
e i Ferragnez»

Condividi la Notizia
 
Condividi la Notizia