Boom di pazienti al Pronto soccorso Sono già 27.400

Il Pronto soccorso di Legnago registra un aumento di pazienti
Il Pronto soccorso di Legnago registra un aumento di pazienti
Fabio Tomelleri 02.09.2018

Tornano a crescere gli accessi al Pronto soccorso di Legnago, che si colloca tra i più utilizzati della provincia. Dai dati elaborati dall'Ulss 9 Scaligera, infatti, nei primi sei mesi del 2018 emerge un aumento degli utenti che si sono rivolti al reparto diretto dal dottor Francesco Pratticò. Da gennaio a giugno, dunque, sono stati 27.408 i pazienti curati nella struttura collocata al piano terra del blocco nord dell'ospedale «Mater salutis». Se tale trend si manterrà costante nel secondo semestre 2018, a fine dicembre le persone curate saranno oltre 54mila, contro le 52.317 di tutto il 2017, anno che, al contrario, aveva registrato un calo rispetto ai 53.382 accessi del 2016. Un andamento simile è stato rilevato anche al punto di primo intervento dell'ospedale «San Biagio» di Bovolone, dipendente sempre dal polo legnaghese. Nella cittadina del mobile gli accessi nella prima parte del 2018 sono stati infatti 6.990, con un trend al rialzo rispetto ai 13.886 di tutto il 2017. Quest'ultimo dato, oltretutto, è superiore rispetto ai 13.190 pazienti curati nel 2016. Complessivamente, dunque, Legnago e Bovolone hanno registrato 34.398 pazienti nei primi sei mesi del 2018, a fronte dei 66.203 di tutto il 2017 e dei 66.572 del 2016. Dalla direzione dell'Azienda sanitaria precisano: «I flussi, tenuto conto di una flessione fisiologica nella seconda metà dell'anno, a fine 2018 dovrebbero attestarsi sui valori dello scorso anno». I funzionari aggiungono: «Bisogna tuttavia superare una lettura dei dati in base all'andamento storico, poiché nella Bassa i cittadini si rivolgono al Pronto soccorso in maniera maggiore che nel resto della provincia». Secondo i conteggi dell'Ulss 9, nel 2017 il «Mater salutis», con i suoi oltre 52mila accessi al reparto per le emergenze, è stato tra i più utilizzati dell'Azienda scaligera. Il Pronto soccorso legnaghese, pertanto, è secondo solo a quello di San Bonifacio, che ha registrato 54.686 utenti per le cure urgenti ma serve un bacino di popolazione più ampio rispetto a quello dei 25 Comuni dell'ex Ulss 21. Il tasso annuo, ovvero il numero di accessi in Pronto soccorso calcolati ogni mille abitanti, è molto più elevato nella pianura veronese rispetto al resto della provincia scaligera. Lo scorso anno, difatti, sono stati registrati nei due ospedali della Bassa 416 accessi ogni mille persone. Ovvero, un indice superiore sia alla media provinciale, pari a 373 prestazioni ogni 1000 residenti, che a quella regionale, attestata sui 352. « È un segnale», rimarcano i funzionari, «che l'ospedale di Legnago è un punto di riferimento per il territorio». Sulle tipologie di cure, nel solo «Mater salutis» i codici rossi, ovvero le emergenze che implicano un pericolo immediato di vita per il paziente, da gennaio a giugno sono stati 326, in aumento rispetto ai 517 rilevati in tutto il 2017. Per quelli gialli, legati ad un potenziale rischio della vita e a patologie che richiedono l'intervento medico nel più breve tempo possibile, gli accessi a fine giugno, nella sola struttura di Legnago, sono arrivati a quota 4.951, mentre l'anno scorso erano stati 9.354 nell'arco di 12 mesi. In leggera riduzione, invece, i codici verdi, ovvero i casi non urgenti per cui il paziente non rischia di morire. Le prestazioni di questa tipologia, al «Mater salutis», nel primo semestre 2018 sono state 12.186, a fronte delle 26.500 registrate da gennaio e dicembre 2017. È stata rilevata inoltre la crescita dei codici bianchi, ossia visite non urgenti per le quali non è necessario rivolgersi al Pronto soccorso: in sei mesi sono state 9.155 contro le 14.572 dell'intero 2017. Riguardo a quest’ultima categoria di accessi, i funzionari dell'Ulss 9 puntualizzano: «Si tratta di pazienti che potrebbero benissimo rivolgersi al loro medico di famiglia oppure ricorrere ad un accesso ambulatoriale programmato. Tuttavia, per loro, il Pronto soccorso rappresenta una risposta efficace poiché permette di accedere a tutte le tipologie di prestazioni. Non è tuttavia la modalità corretta». Da qui la necessità di far pagare il ticket per queste visite. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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