«Vittima di un pestaggio squadrista soltanto perché ho difeso le mie idee»

I carabinieri di Cologna che indagano sull’aggressione
I carabinieri di Cologna che indagano sull’aggressione
STE.NI.17.08.2018

«Mi coprivo il viso terrorizzato mentre quei tre ragazzi mi prendevano a calci dopo che uno di loro mi aveva scaraventato a terra con un pugno. Poi mi hanno strappato di dosso la maglietta, che ha scatenato la loro furia incontrollata, e sono fuggiti vigliaccamente all’arrivo della mia fidanzata e degli organizzatori della sagra, lasciandomi con il viso ridotto ad una maschera di sangue». É ancora sotto choc, ma allo stesso tempo sconcertato da un pestaggio che non esita a definire squadrista, M.C., il 28enne di Cologna aggredito da un gruppetto, formato da tre ventenni, nella notte tra sabato e domenica scorsi alla festa di San Rocco, nella frazione di Sant’Andrea. E tutto per una t-shirt con impresso lo slogan «Nord Est Anti Fascist», indossata casualmente quella sera dal 28enne, che è finito all’ospedale di Noventa Vicentina da cui è stato dimesso a notte fonda con una prognosi di 10 giorni. Il ragazzo, che dopo il diploma ha lavorato per un periodo come operaio ed ora sta studiando recitazione con l’ambizione di sfondare come attore, si sta lentamente riprendendo dall’assalto del trio di esaltati di cui resta ancora ignota l’identità. E su cui sono concentrate le indagini dei carabinieri di Cologna, che stanno ricostruendo i tasselli di un episodio senza precedenti nell’Adige Guà. «Ho perso molto sangue, ma fortunatamente mi è andata bene, anche se non riesco ancora a capacitarmi di un simile gesto, in cui non intravvedo affatto una bravata bensì una chiara rappresaglia ideologica, un affronto alla libertà e alla democrazia da parte di chi la pensa diversamente da me», confida il 28enne. «Quella sera», aggiunge, «ero uscito per andare alla sagra così com’ero vestito in casa, con quella maglietta acquistata ad un concerto, che solitamente evito di indossare in giro proprio per non scatenare reazioni frutto di ignoranza e inciviltà come quella di cui sono stato vittima. Sono antifascista dai tempi della scuola, dopo aver studiato i fatti del Ventennio, e ho il diritto di difendere le mie idee. Non intendevo assolutamente provocare nessuno né tanto meno scatenare una rissa. Anche perché non ho tessere di partito in tasca, non faccio parte di gruppi organizzati e sono semplicemente un simpatizzante dell’altro fronte politico». Sta di fatto che, intorno a mezzanotte e mezza, mentre era andato a controllare che le biciclette con cui era arrivato alla sagra assieme alla sua ragazza fossero ancora vicino capitello, è stato assalito da tre ragazzi che gli hanno intimato di levarsi lat-shirt. «Non li avevo mai visti e incontrati prima», prosegue il giovane nel racconto di quella drammatica serata, «ma sicuramente mi avevano adocchiato all’interno dei padiglioni della sagra proprio per la maglietta che portavo. Probabilmente sono simpatizzanti di estrema destra e volevano la t-shirt da esibire come trofeo. Avevano tutti un accento veneto e credo abitino nelle vicinanze, anche se non è escluso che siano arrivati dal Padovano o dal Vicentino, essendo San Rocco al crocevia fra tre province». Intanto, al giovane sono giunte numerose manifestazione di solidarietà. Tra queste quella del vicesindaco di Legnago Claudio Marconi, esponente di punta del Pd scaligero, che ieri ha telefonato al 28enne. «Ho voluto portare innanzitutto a M.C. la mia solidarietà umana per un attacco vile che rimanda agli anni di piombo che io purtroppo ho vissuto a Padova. É inammissibile massacrare le persone per le loro idee politiche qualsiasi esse siano. Purtroppo stiamo vivendo una spirale pericolosa, complice un’aggressività verbale accentuata dai social media che va fermata privilegiando il confronto delle idee». •