Anziane rapinate, tre anni alla badante

Carabinieri al Pronto soccorso: tre anni fa due anziane sorelle furono ricoverate dopo una rapina in casa
Carabinieri al Pronto soccorso: tre anni fa due anziane sorelle furono ricoverate dopo una rapina in casa
Stefano Nicoli 16.11.2018

A dare l’allarme era stata tre anni fa la badante che si prendeva cura di loro. La donna aveva trovato le due anziane sorelle, rispettivamente di 93 e 95 anni, imbavagliate e legate a terra, con delle fascette di plastica da elettricista, nella loro abitazione di Megliadino San Fidenzio, ai confini con Montagnana, nella Bassa padovana. Le ultranovantenni, «sorvegliate» dal loro cagnolino agitatissimo, erano sotto choc e piene di lividi dopo essere rimaste in balìa di tre banditi incappucciati che avevano svaligiato la villetta impossessandosi di 10mila euro in contanti e qualche gioiello. Ma a mettere a segno quella rapina efferata, che suscitò indignazione e clamore in tutto il Veneto, fu proprio la loro badante - Arpalice Giovannini, 48 anni, residente a Roveredo di Guà - con la complicità di sua figlia Giada Foscarin, di 22 anni, abitante con la madre nel piccolo centro dell’Adige Guà, e di suo fratello, Enrico Giovannini, di 46 anni, residente invece a Cologna. Il Tribunale di Rovigo, competente per territorio, ha messo infatti un punto fermo alle indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Este (Padova) e coordinate dal pm Monica Bombana, che consentirono di ricostruire, anche tramite intercettazioni ambientali ed altri elementi, il pomeriggio di terrore vissuto da Onelia e Ancilla Tognolo. E di smascherare così il terzetto, che sequestrò, per derubarle dei loro averi, le malcapitate pensionate padovane, tradite proprio dalla persona che doveva assisterle con l’amore di una figlia. Il giudice Silvia Varotto ha riconosciuto infatti la responsabilità del trio familiare, che colpì ad una dozzina di chilometri da casa, condannando i fratelli Giovannini e la 22enne, tutti difesi dagli avvocati Paolo Mele e Nicola Guerra del Foro di Vicenza, a tre anni di reclusione - il pubblico ministero ne aveva chiesti sei - e a mille euro di multa ciascuno. Il giudice ha assolto invece Riccardo Giovannini, figlio 21enne del fratello della badante, che era stato rinviato a giudizio in quanto ritenuto componente del gruppetto di tre persone - la quarta, stando all’accusa Giada Foscarin, sarebbe rimasta invece al volante dell’utilitaria usata poi per la fuga - che mise a segno la rapina nel paese diventato oggi una località del nuovo Comune padovano di Borgo Veneto. Purtroppo, le anziane sorelle Tognolo, entrambe decedute nel frattempo, non hanno potuto assistere alla lettura di una sentenza che avrebbe aggiunto ulteriore dolore a quello già provato il 16 dicembre 2015 tra le mura in cui fino a quel momento si sentivano protette. L’incubò iniziò intorno alle 17. A quell’ora le due ultranovantenni erano in attesa della loro badante, la Giovannini per l’appunto, che in qualche occasione veniva sostituita dalla figlia. Invece, all’improvviso, si spalancò la porta dell’abitazione e le sorelle si trovarono davanti tre persone con il volto travisato che parlavano in italiano. E per loro incominciò una disavventura da brividi, resa ancora più ripugnante dal fatto che ad essere aggredite erano persone fragili ed indifese. Le due donne vennero subito fatte stendere sul pavimento ed immobilizzate, con i polsi e le caviglie strette da cavetti elettrici. Quindi i banditi razziarono la casa andando però a colpo sicuro, come se conoscessero bene le abitudini delle proprietarie e sapessero dove trovare oggetti di valore. E alla fine di quella scorribanda raccapricciante, che fece indignare anche il governatore del Veneto Luca Zaia, il quale auspicò nessuna clemenza per i responsabili, fuggirono con la refurtiva lasciando le vittime doloranti a terra. A fingere di trovare le sorelle Tognolo ancora legate fu più tardi proprio Arpalice Giovannini. La badante allertò i soccorsi e le due anziane vennero ricoverate in ospedale dove furono sottoposte ad accertamenti. I carabinieri di Este avviarono le indagini e i sospetti si concentrarono subito sulla 48enne di Roveredo. Anche perché l’auto della donna, una Fiat Punto, era stata notata nei paraggi dell’abitazione delle sorelle Tognolo, in via Luppia Bassa, cinque ore prima dell’inizio del suo turno di lavoro. Altri elementi permisero poi agli inquirenti di stringere il cerchio anche sui complici della donna. Ed ora è arrivata una pesante condanna per il trio di parenti accusato di aver architettato il colpo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA