Della Fiori, prestigiatore Tezenis «Ferguson? Tutto in una notte»

Jazzmarr Ferguson a duello con Andrea Amato FOTOEXPRESSDaniele Della Fiori, general manager della Tezenis Verona
Jazzmarr Ferguson a duello con Andrea Amato FOTOEXPRESSDaniele Della Fiori, general manager della Tezenis Verona
Simone Antolini 01.08.2018

Caffè americano al Planet Hollywood di Las Vegas. Faccia a faccia con Terry Henderson. Lì Daniele Della Fiori ha capito che poteva nascere qualche cosa di importante. In viaggio per la Tezenis. In missione per Luca Dalmonte alla Summer League. L’accordo poi verrà chiuso. E Della Fiori ha un’estate da raccontare. Della Fiori, lei Henderson l’aveva visto all’opera molto prima di Las Vegas «La prima volta in cui l’ho visto giocare è stato al college. Poi lui ha avuto l’interesse degli Charlotte Hornets ed ha scelto di giocarsi lì le sue chances, come capita spesso per questo tipo di giocatori, specialmente quando fanno bene al college ed hanno alcune caratteristiche che possono piacere all’NBA. In realtà il problema relativo a tanti giocatori è capire se hanno la mentalità giusta per venire in Europa, se hanno voglia. Un giocatore deve essere prima di tutto pronto mentalmente e lui, tramite una chiacchierata organizzata da me con il suo agente a Las Vegas, mi ha dimostrato di essere assolutamente convinto di lasciare il suo sogno NBA per approdare in Europa e costruirsi qui una carriera». Può dirci qualcosa di più su quest’incontro? «Certo, eravamo al Planet Hollywood bar a Las Vegas, una di quelle caffetterie americane che fanno un po’ di tutto. Ci siamo seduti ad un tavolo ed abbiamo fatto una lunga chiacchierata. Io volevo sapere cosa conosceva dell’Europa, perché in questi incontri non si parla solo di pallacanestro, si va a descrivere tutta la situazione. Il giocatore di solito elenca le sua aspettative, tu cerchi di capire se è pronto per l’Europa, se è motivato. Perché, al di là di quello che un agente può dire durante il colloquio, è quando si toccano alcuni punti che quasi sempre si capisce se uno è impostato o se dà risposte naturali. È stata una chiacchierata che ha aiutato a farsi un’idea sul ragazzo. Ovviamente non c’era solo lui tra le possibili scelte; l’accelerata c’è stata quando insieme abbiamo capito che poteva essere lui il profilo giusto». La trattativa con Ferguson, invece, si è chiusa in una notte. Quasi come un lampo. «Dopo una presa di informazioni iniziale che ci aveva fatto intendere che l’operazione non si sarebbe potuta fare per vari motivi, c’è stato una cambio di direzione da parte del giocatore stesso che ha dato alcune indicazioni al suo agente riguardanti due o tre realtà in cui gli sarebbe piaciuto giocare. Una di queste era Verona. Io non so cosa gli abbia fatto cambiare idea, bisognerebbe chiedere a lui. Siamo stati informati con una telefonata in tarda serata, dopo aver parlato con la proprietà e con Dalmonte sono andato dritto, senza esitare, perché avevo capito che Greene avrebbe preso una strada diversa. Avevo proprio il sentore che con Phil aspettare sarebbe stato addirittura controproducente, quindi ho preferito prendere subito un giocatore valido, con esperienza e con potenziale piuttosto che aspettare. Diciamo che così è stato meno problematico prendere un giocatore come Henderson che non ha esperienza europea. Nel senso che può essere una scommessa, magari può essere anche una grande occasione, però con un giocatore come Ferguson, che ha esperienza nel nostro campionato, è più facile». Qual è stata l’operazione più complicata chiusa quest’anno? «A dire il vero, “complicata“ non è un termine che mi piace perché sembra che ci siano stati problemi. Preferisco definirla “più articolata“. Sicuramente è stata quella relativa a Candussi perché erano coinvolti più attori. C’era il giocatore, che giustamente ad inizio mercato aveva l’interesse di tanti club, com’è normale che sia per un profilo del suo spessore. Bisognava fare i conti con la decisione che lui stesso doveva prendere circa il percorso professionale che doveva seguire. E poi c’era Venezia, che con lui aveva un contratto. Per quello, poi, la sua operazione è andata lunga». Restando in A2, girone est, chi ha messo a segno il colpo dell’estate? «Direi Forlì con l’arrivo di Lawson. Mi sembra il giocatore più forte, quello che ha dimostrato di poter essere dominante”. Qual è la squadra che, per come è stata concepita, la incuriosisce di più? «Montegranaro, perché ha fatto benissimo l’anno scorso e, nonostante abbia perso dei pezzi importanti, ha comunque operato bene. Sono curioso di vedere se riuscirà a ripete la scorsa stagione». •