Vincenza Sicari, maratona senza fine

Vincenza Sicari ricoverata in Neurologia a Borgo Roma
Vincenza Sicari ricoverata in Neurologia a Borgo Roma (BATCH)
23.01.2018

La maratona sanitaria di Vincenza Sicari non è ancora finita. Bloccata a letto dal 2014 a causa di una sospetta malattia degenerativa neuromuscolare, l’ex atleta azzurra, 38 anni, è ricoverata dal 13 novembre nel reparto di Neurologia, a Borgo Roma: il trentaduesimo ospedale - ci aveva raccontato piangendo - cui si è rivolta per scoprire le cause della paraplegia e cercare quindi una cura. Nemmeno a Verona la maratoneta ha trovato le risposte che cercava, «ma ulteriore disperazione», confessa, «a causa dell’atteggiamento che i medici hanno assunto nei miei confronti. Non sanno trovare la causa della paralisi agli arti inferiori e così mi fanno passare per paziente psichiatrica, pur sapendo che vari test hanno escluso problemi mentali». «A giorni Vincenza verrà dimessa dall’ospedale di Verona e trasferita a Bologna», informa uno dei legali dell’ex atleta, avvocato Antonio Petrongolo, che ieri era in Tribunale a Verona per affrontare le immancabili difficoltà. «Il trasferimento a Bologna, come quello da Roma a Verona, è stato disposto dal giudice tutelare di Vincenza e l’ospedale bolognese ha chiesto il parere al suo ufficio legale su come procedere. Inoltre il pm Ardigò della Procura di Roma, sulla base della denuncia fatta da Vincenza Sicari nei confronti del policlinico di Tor Vergata e successivamente all’Azienda ospedaliera di Verona, ha disposto la costituzione di una commissione di tre esperti super partes, che dovranno accertare se i medici di Roma e Verona hanno effettuato tutti gli accertamenti richiesti dal giudice tutelare e ritenuti necessari per pervenire a una diagnosi. Il pm mi pare determinato: ai due ospedali viene richiesta una dettagliata spiegazione del loro operato». Dal letto d’ospedale, Vincenza Sicari commenta sfoderando tutta la sua grinta. «Porto tutti in tribunale. Non avrò pietà di chi non ha avuto pietà di me, abbandonandomi per giorni nel mio letto, senza accudirmi, visitarmi, farmi gli esami ordinati. Come fossi invisibile. Il direttore generale continua a dire ai giornalisti che l’ospedale ha fatto quanto richiesto. Ci rivedremo in tribunale». • P.COL.