«Rabbia e mente sgombra: così mi son preso l’argento»

Michele Scartezzini sul podio mondiale di Apeldoorn con Karaliok e Scotson
Michele Scartezzini sul podio mondiale di Apeldoorn con Karaliok e Scotson (BATCH)
Renzo Puliero 03.03.2018

Il Mondiale di Scartezzini era cominciato con la cocente delusione dell’esclusione dal quartetto (poi medaglia di bronzo). Ma la medaglia d’argento, conquistata a sorpresa nello scratch, sulla pista di Apeldoorn, in Olanda, lo ripaga ampiamente: «La scelta è stata fatta dopo la prima giornata», spiega. «Ci siamo seduti attorno ad un tavolo e per Villa non è stato facile a prendere la decisione. Di sicuro ero arrabbiato perché so quanto ho fatto per il quartetto ed ero arrivato al Mondiale convinto di correrlo. Avevo buoni tempi e sapere quanto avevo lavorato e non esserci fa male, ma non ero affatto arrabbiato con Villa». Correre lo scratch è stata una sorpresa. «Quando Villa me lo ha detto, gli ho risposto: sai che “non me ne frega niente correre una gara che avrò fatto tre-quattro volte in carriera” ma era pur sempre uno scratch mondiale e fa sempre piacere ricevere fiducia». E in gara ha tramutato la rabbia in energia positiva. «Ho sempre sostenuto che lo scratch è una gara del cavolo. Al via ero arrabbiato, sì, ma avevo anche la mente molto più libera per cercare il grande risultato». Aveva una strategia precisa? «No, anche perché pensavo di correre con il 52x14, mentre Villa ha messo un rapporto più duro, il 53x14. Sapendo di averlo sotto, non potevo attaccare sempre come piace a me, però, già in partenza, ho voluto fare un’accelerata per dare fastidio agli avversari e vedere come reagivano ad un attacco inaspettato. Praticamente, ho aperto la serie degli attacchi. Lo scratch, si sa, è imprevedibile». E...? «E a una ventina di giri dalla fine, ho dato un colpo secco. Rimasto solo davanti ho aspettato rientrassero Karaliok e Scotson. A me non sembrava di andare tanto forte, ma alla fine la media è stata vicino ai 54 all’ora, non male per uno scratch. Nel finale ero un po’ al gancio, ma ho recuperato in tempo». Ha creduto anche alla possibilità di vincere? «Forse per un momento. Ho scelto la ruota dell’australiano perché lo conoscevo e mi sembrava il più forte già quando andava in caccia. Però è stato il bielorusso a fare meglio nel finale. Ora, comunque, l’argento me lo gusto un po’ di più». Quali pensieri ha avuto in gara? «Ero libero di testa. L’unico pensiero è che, se restavamo in tre davanti, una medaglia era sicura. Ed agli altri ragazzi della squadra, ho detto di aver pensato che su quella pista, nello scratch, Viviani aveva fatto secondo nel 2011 e anni dopo ha vinto l’oro all’Olimpiade. Allora, perché non sperare che la storia si ripeta a Tokyo 2020». Lo scratch non sarà specialità olimpica ma un argento al Mondiale pesa. «Sul podio l’australiano mi ha detto: è stata dura. Ho osservato: sì, ma per noi tre che eravamo davanti è stato più semplice rispetto agli altri». Questa medaglia d’argento cambia qualcosa per lei? «Non penso. Più che altro spero che altri capiscano». A cosa si riferisce? «Al possibile passaggio in un gruppo sportivo militare. A fine anno sapremo». Michele Scartezzini ieri ha corso l’inseguimento individuale (come Ganna, finalista, e Coledan, 17esimo). Avvertiva: «A Montichiari, la scorsa settimana, ho corso in 4’22”, mio limite personale, tempo che, a un Mondiale, può valere un 15esimo posto. Mi piacerebbe confermarmi». E 15esimo è arrivato, però in 4’26"132. Domani è iscritto all’americana: «Sì ma la scelta non è ancora stata fatta. Mi sento bene di gambe ma so che l’americana sarà molto dura contro coppie che l’avranno preparata al meglio senza aver lavorato con i quartetti. Ci parleremo. E qualunque scelta sarà fatta da Villa non ci saranno... musi». •