Pallone e lavoro, Babacar ora sorride

Babacar Gueye, vent’anni
Babacar Gueye, vent’anni
Riccardo Perandini 10.09.2018

Mille peripezie e un lieto fine. Forse non quello immaginato nei sogni ma non importa: il suo viaggio della fortuna ha preso un senso e una direzione precisi. Sorride Babacar Gueye, vent’enne difensore senegalese in forza alla Belfiorese in Eccellenza. Sono passati cinque anni dal suo approdo in Italia. Correva l’anno 2013: quasi duemila giorni in cui gli è cambiata radicalmente la vita. Il motivo della partenza alla volta del Belpaese fu un provino per le giovanili del Padova. Palla al piede alla rincorsa d’un sogno, come capita a molti. Le premesse furono incoraggianti. NIENTE CONVITTO. La permanenza doveva durare una settimana: durò 15 giorni e il Padova decise in un primo momento di tesserarlo. La gioia, però, rimase strozzata in gola: non era tutto oro quello che luccicava. «Sono stato sfortunato», ricorda Babacar. «Mi avrebbero tenuto ma non potevano permettersi di pagarmi il convitto. Avrei dovuto fare la spola tra Verona, dove alloggiavo temporaneamente, a Padova per gli allenamenti. Non sapevo la lingua e l’impegno era eccessivo: non accettai». La bandiera sul petto, allora, dal biancoscudato padovano si tinse del rossoblù della Virtus Verona. Gigi Fresco lo chiamò a sé per portarlo a Borgo Venezia. Solo allenamenti, lavoro oscuro in attesa del visto. Babacar non giocò le partite ufficiali ma il suo talento non restò inosservato. Fece la trafila delle giovanili nell’ombra: solo sudore e amichevoli. In un torneo estivo lo notò il Carpi: anche lì, non se ne fece nulla. «Non so come sarebbe andata a finire se avessi avuto la possibilità di andare a Carpi», prosegue. «Sarebbe stata una bella occasione. Ma non importa, se oggi mi guardo dentro non ho nulla da rimproverarmi, ho sempre fatto il mio dovere». Per lui si schiusero le porte della prima squadra virtussina all’arrivo del permesso di soggiorno, ma la necessità di lavorare per mantenerlo coincisero con un addio forzato. Un altro cambiamento. Ed è qui che si materializza l’attuale lieto fine. LA FIDUCIA DI CARNOVELLI. Lo preleva la Belfiorese, campionato d’Eccellenza. Flavio Carnovelli lo lancia, Babacar risponde presente. A oggi sono tre anni che lotta in biancazzurro. «A Belfiore sto benissimo», puntualizza. «Questo è il terzo anno e mi hanno sempre fatto sentire a casa. Ora ho un lavoro, una casa e la possibilità di giocare a calcio a buon livello. La mia vita ha preso questa direzione e ne sono felice. Alla Belfiorese sarò sempre grato». Ma può non essere finita qui. Il ragazzo ha spalle larghe e un fisico da corazziere. Un brutto cliente anche per i migliori attaccanti d’Eccellenza. E non è detto che un ulteriore salto in avanti sia svanito del tutto. «In cuor mio», conclude, «ammetto d’avere il rimpianto di non aver avuto la possibilità di allenarmi in una squadra professionistica e di giocarmi le mie chance. Chissà come sarebbe andata. Ma non vivo certo di rimpianti: a Belfiore la squadra è ottima, non giocheremo per fare le comparse. È una promessa». • © RIPRODUZIONE RISERVATA