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Il bisogno di attenzioni che porta a fingersi malati

07.01.2018

«Risulta evidente che la signora necessiti di assistenza, di natura riabilitativa e psicologica/psichiatrica, preferibilmente con presa in carico da parte dei servizi territoriali». Così i medici dell’ospedale Sant’Andrea di Roma scrivevano nella lettera di dimissioni di Vincenza Sicari, dopo un ricovero di oltre dieci mesi. I medici, insomma, pur non ne avendone le competenze hanno ipotizzato per l’ex atleta un disturbo psichiatrico: la sindrome di Münchausen, che porta chi ne soffre a fingere una malattia fisica o un trauma psicologico per attirare attenzione e compassione. È conosciuta anche come disturbo fittizio o dipendenza da ospedale. Chi soffre della sindrome di Münchausen, in altre parole, cerca di porsi al centro della scena, inventando problemi fisici o psicologici o facendosi deliberatamente del male. La sindrome presenta una variante, detta per procura: un classico esempio è quello di certe madri che, per porsi al centro della scena, fanno di tutto per far ammalare il o i propri figli. Un caso limite è stato studiato e descritto nel settembre 1999 da neuropsichiatri di San Paolo, in Brasile. Una donna di 36 anni, con otto anni di paraplegia, si presenta in ospedale per l’ennesima richiesta di aiuto. I medici, insospettiti dall’indifferenza che la donna dimostrava nei confronti della sua condizione, effettuano accertamenti e scoprono 16 aghi da cucito conficcati nel tessuto lombosacrale. «Viene fatta una diagnosi di sindrome di Münchausen, scrivono i medici, «e dopo 15 giorni di trattamento antidepressivo, fisioterapia e psicoterapia la signora è tornata a casa». Sulle sue gambe.

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