Formolo brilla al Giro Scala salite e classifica Viviani guarda a Iseo

Davide Formolo cerca di risalire la classifica al Giro FOTO BI. CI. CAILOTTO
Davide Formolo cerca di risalire la classifica al Giro FOTO BI. CI. CAILOTTO
Renzo Puliero 21.05.2018

«Si va per la salita dolente». È la frase che i corridori trovano a Sutrio all’imbocco dello Zoncolan, la salita più dura d’Europa. Davide Formolo non l’aveva mai affrontata e ora sa cosa significa quella parte di scritta. Che, parafrasando il sommo Dante, prosegue con: «Qui si va nell’eterno dolore». L’atleta di San Rocco di Marano di Valpolicella più che dolore prova un po’ di «delusione perché pensavo di andare meglio, di non mollare già a sei chilometri dall’arrivo». In cima, Davide è arrivato assieme a Fabio Aru, quello sì il vero sconfitto della tappa dello Zoncolan. Certo, Formolo, che comunque guadagna due posizione in classifica (19°), ci sperava non poco. Alla vigilia, sollecitato dai giornalisti, aveva detto: «Spero di dare spettacolo», frase riferita, in verità, un po’ a tutte le tappe che seguiranno da qui a Roma. Si è sottolineato più volte, al Giro, che senza i cinque minuti persi sull’Etna, un po’ per una caduta, un po’ per un incidente meccanico, «un po’ perché sono andato nel panico», Formolo sarebbe nelle primissime posizioni della classifica. E Davide a dire: «Non sapete quanto dispiacere abbia provato e, ogni tanto, provi ancora per come è andata quella tappa, ma la vita è questa, bisogna accettare bene e male. Non si ama dire che il ciclismo è metafora della vita? Non ha senso, allora, che mi guardi indietro. Se c’è un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto penso a quello pieno. Non si può cambiare quello che è già avvenuto». Dopo lo Zoncolan, dice: «C’è un’altra tappa di montagna verso Sappada, ben diversa da questa, e spero che le mie gambe girino meglio». Formolo «cancella» lo Zoncolan con una buona prestazione nella tappa dolomitica. Arriva 8°, a 1’20" dalla maglia rosa Simon Yates. Racconta: «Quando Dumoulin, Pozzovivo, Carapaz, Pinot e Yates hanno accentuato il ritmo, io ero dietro Froome e si è creato un «buco» che, poi, non è stato possibile colmare». Davide, per qualche centinaio di metri, ci ha provato da solo, ma la corsa, ormai, era esplosa e c’è stato poco da fare. «È stata», riferisce Formolo, «una giornata ben più positiva di quella dello Zoncolan. Concludo la seconda settimana della corsa con ancora energie e spero di trovare l’occasione per dimostrarlo nelle prossime tappe». A Sappada, intanto, ha guadagnato (per quello che conta) un’altra posizione in classifica: è 18° a 9’56" dalla maglia rosa. Insomma, senza la flessione sull’Etna, sarebbe ampiamente nella top ten del Giro. VIVIANI TRIS. Elia Viviani, sul traguardo di Nervesa della Battaglia, ha scaricato tensione e malumore per alcune critiche ricevute per due-tre giorni in ombra, in particolare a Imola. Il commissario tecnico Davide Cassani gli dice: «Elia, non devi arrabbiarti. Non sei più un corridore qualunque, ma un campione. La gente e i media ti attendono e se in un giorno dove pensa di vederti tra i primi, non ti vede, è normale che arrivi qualche critica». In tutta la carriera, Viviani ha dimostrato di saper reagire alle giornate storte. Lo ha fatto anche al Giro. Ora il suo obiettivo è «difendere la maglia ciclamino sino a Roma, anche se, indubbiamente, visto che la indosso dal secondo giorno di corsa, comporta stress». Non sarà facile «perché Sam Bennett, ora staccato di 40 punti, ha dimostrato di avere qualcosa più di me nelle tappe miste e quella di mercoledì a Iseo è una di queste perché altimetricamente interessante soprattutto nella prima parte. Sin dalla vigilia del Giro, avevo detto che la tappa di Iseo sarebbe stata tutta da conquistare. Dipenderà da come andranno le mie gambe e dal non cadere in altre giornate no come quella di Imola». Viviani ha superato senza danni (il rischio maggiore è il «fuori tempo massimo») le due tappe dello Zoncolan e di Sappada. Ma anche le tre precedenti il carosello finale a Roma sono tutte in salita. «Soffrire sulle montagne per arrivare a Roma vale la pena, per amor proprio e rispetto per il Giro. Il probabile sprint a Roma, ovviamente, è una forte motivazione in più», dice Elia. Che confessa: «Quando mi sveglio nel giorno di una tappa di montagna, sono sempre un po’ preoccupato. Senti se hai il mal di gambe e quanto, pensi alla tattica da seguire quando mi staccherò, speri di trovare presto un gruppetto per arrivare all’arrivo senza pericoli di tempo massimo. Al riguardo, di solito, nell’ultima settimana di un grande Giro, il gruppo dei velocisti che si forma in coda è più consistente». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Primo Piano
 
Condividi la Notizia
 
Iniziativa del Gruppo Athesis

V.V.B. Il vostro cuore per aiutare chi soffre

Condividi la Notizia
 
A Verona il premio nobel per la Fisica, Steven Chu

«Abbassare le emissioni per evitare
vittime di cambiamenti climatici»

Condividi la Notizia