Altro exploit per Viviani «Cavalco il momento d’oro»

Elia Viviani, atleta di Vallese di Oppeano, si è aggiudicato 62 vittorie in carriera
Elia Viviani, atleta di Vallese di Oppeano, si è aggiudicato 62 vittorie in carriera
Renzo Puliero 24.06.2018

La volata non era scontata. La stessa Quick Step Floors ha cercato il successo con un allungo nel finale di Niki Terpstra quando la strada era sterrata. Ma, dopo il ricongiungimento, ha festeggiato con il suo capitano: Elia Viviani coglie la dodicesima vittoria stagionale (più una cronosquadre) battendo nettamente Nizzolo. Sul podio sale anche il suo compagno di squadra Hodeg, mentre quarto si piazza un bravo Riccardo Minali. La tappa da San Vito di Cadore a Grado, la più lunga dell’Adriatica Ionica Race con i suoi 223,2 chilometri, è stata caratterizzata da una serie di fughe che fanno dire a Viviani: «Sembrava non dovessimo riprenderli, ma grazie anche ad un vento a favore, ci siamo riusciti in tempo per preparare la volata». Elia conferma che «come squadra abbiamo cercato di movimentare il finale sullo sterrato con Terpstra». «In un primo momento», aggiunge, «ha provocato selezione, tanto che davanti eravamo rimasti in 25, ma poi sono rientrati tutti. Al suo secondo attacco, alle spalle siamo rimasti io, Nizzolo e Renshaw, ma non c’era collaborazione e, dietro, Cavendish ha messo la sua squadra a tirare e annullato il tentativo di Niki». Viviani spiega così la volata: «Renshaw era in testa con Alvaro Hodeg che mi fa da ultimo uomo nel «treno». Io avevo lasciato entrare Cavendish davanti a me e lui ha fatto il «buco» per favorire Renshaw, ma sono stato lesto a raggiungere Hodeg ed a completare il mio sprint». Elia ammette che «alla fine eravamo tutti piuttosto stanchi, anche per le fatiche della tappa dolomitica, ma il risultato ha il valore di un buon segnale». L’Adriatica Ionica ha riproposto due tratti di sterrato. Elia l’aveva già «assaggiato» una settimana prima in Belgio, alla Dwars door het Hageland-Aarschot, conclusa al secondo posto, «e ho constatato che sapevo come condurre la bici, ma qui bisogna prestare maggiore attenzione, soprattutto in curva, e lavorare sull’equilibrio». Per fortuna, non ci sono state le temute forature che avrebbero potuto condizionare il risultato finale. Viviani conosceva bene le strade, frequentate più volte con la sua Elena Cecchini (impegnata oggi nel campionato italiano in Piemonte), così come conosce bene l’arrivo di oggi a Trieste (dove si era concluso il Giro d’Italia 2014, vittoria di Mezgec, con Elia «seduto sul sellino per mancanza di forza al momento di alzarmi sui pedali per lo sprint»). Cercherà il tris. Intanto, si dice «quasi dispiaciuto del terzo posto di Hodeg perché se l’avessi lasciato andare dopo il buco di Cavendis, si sarebbe giocato la vittoria con Renshaw, ma rischiavamo di arrivare al secondo e terzo posto». In queste ultime settimane si tratta dell’ennesimo podio per Viviani, che è arrivato a quota 62 vittorie in carriera. Ed a chi osserva trattarsi di vittorie facili, risponde: «Arriveranno in momenti in cui si faticherà a vincere, intanto cerco di sfruttare al meglio questo momento d’oro. In ogni caso, mai è facile vincere e qui ci sono avversari di valore come Cavendish e Nizzolo». Puntava in alto anche Minali, ma Riccardo ammette: «Tappa lunga e nel finale ero in posizione perfetta per la volata, ma negli ultimi due chilometri due cominciato ad avvertire crampi. Ero a ruota di Nizzolo che era a ruota di Viviani, ma quando si sono alzati sui pedali, io sono rimasto là, non avevo gambe. Elia ha vinto facile, facile. Ci riproverò a Trieste anche se con un Elia così non sarà facile». Un applauso merita anche Enrico Logica: ogni giorno va in fuga e, ieri, ha vinto anche un Gran premio della montagna. • © RIPRODUZIONE RISERVATA