«Abu Dhabi? La gamba c’è E in testa ho già la Liegi»

Formolo con Valverde sulle strade di Abu Dhabi
Formolo con Valverde sulle strade di Abu Dhabi (BATCH)
Renzo Puliero 01.03.2018

Davide Formolo ha cominciato la sua stagione all’Abu Dhabi Tour e l’ha concluso con un sesto posto nell’ultima tappa, la sola con arrivo in salita (a 37” da Valverde) e il sesto posto nella classifica generale a 1’13” da Alejandro Valverde. «La corsa World Tour doveva essere una verifica del lavoro svolto in preparazione, di come sto a cronometro dopo aver lavorato in modo specifico su questa mia lacuna e in salita, dove dovrò andare forte per legittimare le mie ambizioni nelle gare che seguiranno, a partire da Liegi-Bastogne-Liegi e Giro d’Italia». E la risposta «è positiva: ho fatto una discreta cronometro», riferisce ancora, «chiusa a 50” da Rohan Dennis, mentre nella tappa conclusiva in salita stavo benino, ho dato una mano a Majka e sono riuscito, ugualmente, a fare il sesto. In questa settimana lavorerò in vista di gare molto importanti come la Tirreno-Adriatico e il Giro di Catalogna: l’Abu Dhabi Tour mi è servito per capire che stiamo lavorando bene. Vedrò di continuare così». Il calendario dell’atleta di San Rocco di Marano di Valpolicella, alla sua quinta stagione tra i professionisti, è «fatto pressoché solo da corse World Tour perché è lì il ciclismo che conta, dove trovi gli avversari più quotati e maggiore visibilità». Tirreno e Catalogna saranno altri test di rilievo. Poi «andrò in altura sul Teide per rifinire la preparazione per la Liegi». LA CORSA ROSA. Dopo la «Doyenne» (la corsa più antica del calendario internazionale), il lavoro sarà tutto improntato sul Giro d’Italia numero 101, nel quale Formolo sarà l’uomo classifica della Bora Hansgrohe. «È un Giro», fa presente lui, «molto bello per me ma molto duro. Nelle altre edizioni qualche tappa cosiddetta di trasferimento c’era sempre, questa volta no: risalendo l’Italia sono andati alla ricerca di tutte le salite che si trovano sulla strada: non ci sarà respiro». Un giorno critico per Formolo sarà quello di martedì 22 maggio, alla cronometro da Trento a Rovereto. «Sono già andato sul percorso», avvisa Formolo. «Fuori da Trento si scende lungo la Val d’Adige, la strada è in pianura o falsopiano, si passa da destra a sinistra del fiume e si entra a Rovereto. Ci sarà, molto probabilmente, vento in faccia: in Val d’Adige, al pomeriggio, è così». Per preparare le cronometro, alla Bora Hansgrohe, c’è Dario Broccardo, già protagonista nella preparazione alle cronosquadre della Bmc, «un tecnico», riferisce Formolo, «molto preparato, che si è sempre tenuto aggiornato su ogni aspetto delle crono. Ci ricordava quando mettevano una molla a unire il corridore in bici alla moto che era davanti per vedere quanto si allungava. Ecco, non sono più quei tempi». OBIETTIVI SPAGNOLI. Dopo il Giro, continua Formolo, «potrò staccare per poi rientrare al Giro di Polonia in preparazione alla Vuelta, corsa che potrebbe mettermi nella migliore condizione per aspirare ad una maglia azzurra al Mondiale di Innsbruck, dove ci sarà il percorso più duro di sempre e noi abbiamo corridori come Nibali e Aru per puntare in alto. Mi piacerebbe essere al loro fianco. Anche il programma della Bora è improntato a essere in buona condizione all’appuntamento. Per fine settembre, però, o sei il grande campione che ha la sicurezza per puntare tutto in quel giorno oppure devi saperti gestire per avere ancora energie. Ecco, io penso di sapermi gestire e di poter farmi trovare pronto. Al Mondiale ci sarà anche la cronosquadre cui la mia società tiene molto. Non mi riguarderà ma intanto alla "Tirreno" avremo modo di verificare il nostro livello». Atteso come grande promessa per le corse a tappe, Davide Formolo ha dato risposte positive in tal senso con il nono posto alla Vuelta 2016 e il decimo al Giro 2017, «ma è ora di fare di più, tanto che sono ancora fermo alla sola vittoria, pur bella, nella tappa di La Spezia al Giro 2015: a fine stagione», aggiunge, «sarò contento se avrò trovato serenità, sicurezza, consapevolezza di dove posso arrivare. L’esperienza l’ho fatta, vedrò di trasformarla in buone prestazioni e risultati. Un conto è partire per la guerra con pistola e scarponi quando, invece, servirebbero le frecce. Insomma, spero di aver capito quando è tempo di fare duri allenamenti e quando rilassarmi un po’. Lo sapete, io sarei sempre in bici. Sbagliando si impara, ma perseverare è diabolico: spero di aver imparato. Buone prestazioni ne ho sempre fatte, ma non ho trovato continuità, a parte due-tre picchi di condizione. Spesso sono stato lì lì coi migliori, poi mi mancava qualcosa. Nel 2018 conto di essere più solido. Ormai, vado per i 26 anni e comincio a essere... vecchio». •

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