Sabrina, la promessa
della boxe veronese
cresciuta con Rocky

Sabrina durante un allenamento
Sabrina durante un allenamento
Serena Marchi 12.05.2018

Non lascia le mani della madre nemmeno per un secondo. Sabrina Er Raqioui, la giovane promessa veronese della box, già medaglia d’oro in numerose competizioni internazionali, abbassa gli occhi e sorride. «È a lei che devo tutto. In ogni situazione difficile della nostra vita –e ne abbiamo avute moltissime- è sempre riuscita a trovare il modo di farci stare bene». Mamma Zora, marocchina in Italia da vent’anni, una vita passata a fare le pulizie in diverse famiglie, si commuove.

Palestra del Coni, centro federale pugilista Vita. È venerdì pomeriggio e nella sala al primo piano di via Ascari, Sabrina è pronta per iniziare l’allenamento. «Sono stata una bambina difficile», racconta, «perché non stavo mai ferma. Ero iperattiva, non vedevo i pericoli e mia mamma non sapeva più come tenermi. Una volta sono saltata pesantemente sopra a un vetro che proteggeva uno scavo sul marciapiede. È finito tutto in mille pezzi, io sono volata di sotto e mi sono fatta cicatrici dappertutto. Al pronto soccorso ormai mi conoscevano per nome, ero una loro paziente abituale».

Mamma Zora conferma: «Io vivevo costantemente nell’ansia, Sabrina scappava ovunque. Da piccola è stata investita da un’auto perché è riuscita a liberarsi dalla mia mano ed è corsa in mezzo alla strada. Per fortuna non si è fatta niente. Dopo quell’episodio ho comperato un guinzaglio per tenerla vicino a me quando uscivamo di casa».

Per cercare di contenere l’esuberanza, Sabrina inizia a praticare sport molto presto. «A sette anni ho fatto nuoto, poi pallavolo, calcio, taekwondo, due anni di break dance e qualche lezione di equitazione ma il mio sogno è sempre stato la boxe. Mi hanno sempre attratto gli sport intensi, dove fosse richiesta molta preparazione sia fisica sia mentale e dove ci fosse un legame molto forte tra allenatore e atleta. La boxe ha tutte queste caratteristiche».

Mamma Zora non era d’accordo. «E non lo sono ancora», ride guardando Sabrina. «Quando in terza media ha insistito allo sfinimento per venire qui, all’accademia pugilistica Vita, ho fatto di tutto per dissuaderla. Siamo entrate in questa palestra, ho guardato Gianluca Filippi, il responsabile, e gli ho detto ‘Ci scusi, vero che qui non possono venire le femmine?’ ma non è stata una buona idea. Lui non vedeva l’ora di poter allenare Sabrina...».

Non poteva andare altrimenti per la campionessa veronese cresciuta guardando John Cena, Hulk Hogan e Rey Mysterio, campioni americani del wrestling. «Sono cresciuta a pane e wrestling. Passavo le giornate a guardare i loro combattimenti», confessa, «ma la mia vera passione erano i film di Rocky. Credo di essermi innamorata della box proprio grazie a Silvester Stallone e alla mia curiosità di capire se la grinta e la fatica trasmessi dalla pellicola fossero realtà o finzione. Adesso che vivo la boxe in prima persona, ho la conferma che è proprio così». Zora sospira. «Io non riesco a guardare nessuna sua gara, sto male quando la vedo sul ring - ammette -. L’ho chiamata Sabrina in onore della Ferrilli, niente di più lontano dal mondo della boxe».

La loro è una famiglia di sole donne. Sara, la sorellina più piccola, sta seguendo le orme di Sabrina. «Anche lei viene qui a fare boxe», spiega Sabrina, «e, assieme a mia mamma, è la cosa più importante che ho». Il momento più bello della vita della campionessa veronese è legato ai suoi affetti: «È abbastanza recente, risale allo scorso dicembre. Sono andata con mia sorella a prendere il regalo di Natale per la nostra mamma. Avevo messo un po’ di risparmi da parte proprio per lei. Era il primo regalo che le facevamo, quello che desiderava da molto tempo. Abbiamo preparato una grossa scatola piena di carta, fingendo ci fossero mille pacchetti. Abbiamo nascosto dentro il nostro pensiero e glielo abbiamo consegnato. Quando ha visto lo scatolone hanno iniziato a brillarle gli occhi. E poi l’espressione di mamma quando apriva i pacchettini pieni di carta non me la dimenticherò mai. Sorrideva, rideva, era felice come una bambina».

Il regalo tanto ambito? «Una pentola per cuocere a vapore, per fare il cous cous. Quando ha capito cos’era si è commossa. È stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita».

 

TALENTO SUL RING, TALENTO SUI BANCHI

Mica facile conciliare lo sport ad alto livello con la scuola. Soprattutto in Italia. Sabrina Er Raqioui, la veronese campionessa di box, ce la sta mettendo tutta.

Quando non è in ritiro con la Nazionale o in giro per il mondo a fare gare, dal lunedì al sabato va a scuola. Sei ore da cinquanta minuti all’istituto tecnico «Guglielmo Marconi». Torna a casa, pranza e, quattro pomeriggi a settimana, si allena nella palestra di Basso Acquar. «Rientro la sera e mi metto a studiare», spiega, «e quando sono lontana da Verona per le competizioni, alla sera mi collego con il computer, in hotel e faccio i compiti online. Poi mi affido agli appunti dei miei compagni di classe ai quali sarò sempre grata. Devo dire grazie anche al ministero dell’Istruzione perché, in accordo con il mio istituto, mi dà la possibilità di assentarmi dalle lezioni per intere settimane». Un permesso speciale ma tutto meritato: la boxerista lo scorso anno è stata tra le Pagelle d’Oro di Verona e provincia.

Media dei voti? Superiore all’otto. «Mi piace molto studiare, le mie materie preferite sono scienze e storia e da grande vorrei diventare medico», confessa timidamente. Nel tempo libero, Sabrina legge. «Una delle mie più grandi passioni. ‘Orgoglio e Pregiudizio’ di Jane Austen è il mio romanzo preferito. Non parto mai senza un libro in valigia e la foto di mia madre e mia sorella come segnapagine».

Collezionatrice morbosa di biglietti di autobus, cinema, mostre e aerei «mi ricordano quello che ho vissuto», ascolta musica classica «mi piace il pianista Ludovico Einaudi», adora le lasagne e la pizza, guarda film degli eroi Marvel e i cartoni Anime. Ha una migliore amica. «Vera Berta, è nata il mio stesso giorno dello stesso mese dello stesso anno. È di Verona come me e so che, qualunque cosa mi accada, lei c’è sempre». Sabrina non ha nessun tatuaggio sulla pelle, ma ancora per poco. «Vorrei scrivermi sulla spalla la parola Ohana, famiglia in hawaiano. Per loro significa tutti quelli a cui vuoi bene, dove nessuno è lasciato solo, proprio quello che vuol dire per me».

Nel tempo libero, ama stare con la sorella Sara. Rivela un segreto, a riguardo: «Sono una ragazza tranquilla, anche se pratico la boxe. Odio la violenza e cerco di risolvere tutto con il dialogo. Ma una volta, a dodici anni, durante un centro estivo, un bambino ha tirato senza nessun motivo una pallonata in faccia a mia sorella. Gli ho chiesto il perché e lui non mi ha risposto, anzi, ci ha prese in giro si è messo a ridere. Non ho più capito nulla e l’ho menato di brutto».

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