Fresco: «Adesso
sogno la B...
e Pellissier»

Gigi Fresco nella nostra redazione
Gigi Fresco nella nostra redazione
Simone Antolini12.05.2018

 

Sognare non è proibito. Dopo 36 anni di Virtus e soprattutto «dopo aver scalato nove categorie». Senza mai retrocedere per davvero. «Perché quella volta in Seconda Divisione fu una ingiustizia. Capitammo nell’anno della riforma. Nove salivano, nove scendevano. E noi restammo fuori per un punto. E quattro di quelle che ci stavano davanti vennero coinvolte e sanzionate nello scandalo Dirty Soccer». Ma oggi Gigi Fresco è un uomo felice. Si trova in serie C con la sua Virtus. Di nuovo tra i professionisti. Pronto a tutto pur di restarci

 

Fresco, così è più facile sognare?

«Vorrei poter festeggiare tra tre anni il centenario del nostro club (1921-2021 ndr) tra i professionisti. Magari in serie B».

 

Ha imparato a non darsi limiti a quanto pare

«Me l’ero promesso appena retrocessi in serie D. Dicendo a tutti: torneremo da dove siamo venuti. Dobbiamo riprenderci quello che ci spetta». La B in tre anni, però, non è cosa semplice «Resta un sogno. Il primo passo è consolidarci in questa nuova categoria. Ho già preso informazioni con i club che vivono da tempo questa realtà».

 

Il Gavagnin Nocini sarà la vostra casa?

«Certo. Dalla prossima stagione metterà a disposizione 1.500 posti. Il Comune ha realizzato una tribuna da mille posti. I tifosi avversari ne avranno a disposizione 500. Abbiamo realizzato sala stampa, area doping e zona medica. Le torri faro verranno installate a breve. Il campo verrà allargato. E al fischio d’inizio della nuova stagione saremo pronti».

 

Il vostro club modello?

«Una perfetta fusione tra Chievo e Verona. Vorrei avere l’appeal dell’Hellas, fondendolo con la capacità di organizzazione e di consolidamento che ha avuto il Chievo in questi anni. Da tutti cerchiamo di prendere il meglio».

 

La sua dedica speciale?

«Va a mia mamma Rina, 83 anni. Mi fa ancora da segretaria. La considero una figura imprescindibile. Mi aiuta in tutto. La Rina è la virtussina perfetta» Perfetta per sopportarla «Ecco, appunto. Proprio per questo meritava una dedica speciale. La promozione della Virtus è anche sua».

 

Il giocatore che vorrebbe regalarsi per questo speciale evento?

«Sergio Pellissier. Per noi potrebbe diventare un riferimento. Ha fatto la storia del Chievo. Ha dimostrato di essere un grande giocatore. Se magari chiude con la serie A, un pensierino alla Virtus potrebbe anche farlo».

 

Il prototipo del giocatore virtussino?

«Checco Biasibetti e Caio Ferrarese. Gente che arriva, si cala nella parte. Mette tutto se stesso a disposizione della causa. Oggi cerco giocatori che abbiano questo tipo di anima. La Virtus, per viverla, deve sentirtela sulla pelle».

 

Quale è stato l’acquisto più caro della storia della Virtus?

«Prendere Andrea Nalini dal Villafranca. Ci è costato 16mila euro».

 

E il giocatore più pagato?

«Dimas». Fresco, si dà una scadenza da allenatore della Virtus? «La porto in serie B. E poi lascio. Vediamo...se lascio».

 

Non ci fosse lei, chi vedrebbe bene oggi sulla sua panchina?

«Roberto Maschi (oggi alla Belfiorese ndr) o Tommaso Chiecchi (che ha appena consegnato la salvezza in D all’Ambrosiana ndr)».

 

E tra i top allenatori?

«L’uomo giusto per guidare questa Virtus è Cesare Prandelli. Per la situa competenza, per le sue capacità, per l’uomo che è».

 

Ha in mente nuove sinergie con top club?

«Spero di poter avere un canale preferenziale con Chievo e Verona».

 

L’obiettivo per la prossima stagione?

«Una salvezza tranquilla. Non soffrire è il primo passo per avere il giusto impatto con la categoria. Ci stiamo attrezzando per essere pronti per la nostra guerra».

 

Come se lo immagina il debutto in campionato?

«Vorrei incontrare una nobile decaduto. Penso magari alla Ternana. Sperando, comunque, che quest’anno possano salvarsi. Ma troverei affascinante anche debuttare in C contro la Triestina. E poi, ci aspetta una corsa senza fine. Felice di esserci».

 

 

E ORA... IN BICI COME NICOLA

«Volevo imitare Davide Nicola». L'allenatore del Crotone, dopo la miracolosa salvezza ottenuta la scorsa stagione, decise di celebrare l’impresa con un personalissimo Giro d’Italia a tappe. Dal Sud al Nord a pedalare. Sudore compreso. Ma Gigi Fresco si limiterà ad una tappa: «Verona-Lidi Ferraresi. Sceglierò uno dei giorni più caldi d’estate. E nel viaggio in bici sarò accompagnato dal nostro uomo di campo Gigi Zatachetto e dallo storico dirigente Gianni Amaini». Percorso pianeggiante, senza particolari scollinamenti. Per un totale, tra andata e ritorno, di più o meno 300 chilometri.

 

DI CORSA. Gigi Fresco, però, è grande amante della corsa. Nel corso della settimana, in quelle che definisce le sue pause ossigenanti, piazza almeno quattro allenamenti personali. Con o senza cuffiette. «Ascoltavo sempre musica country. Ultimamente preferisco ascoltare il suono di quello che mi circonda». Viaggia tra Borgo Venezia e San Felice Extra. «Ho partecipato a diverse maratone e a qualche mezza maratona. Il mio tempo sui 42 chilometri? Tre ore e ventinove minuti. Sulla mezza, invece, mi sono attestato sul minuto e ventisei».

 

RITIRO. Pura tradizione. La Virtus è come il Chievo che non lascia mai San Zeno di Montagna. Anzi, ha fatto pure meglio. «La nostra casa estiva è Fiera di Primiero. Ci andiamo da 22 anni ormai. Il posto giusto per preparare anche questa estate il campionato di serie C. Ma la Virtus va in ritiro dalla notte dei tempi. A memoria mia sono almeno 42 anni che vivo un ritiro con questi colori».

 

CONCERTI. «Si fa squadra anche fuori dal campo». Ricorda spesso Fresco. E tra i momenti cult dell’universo virtussino, non poteva mancare quello dedicato alla musica. Gigi e i ragazzi della prima squadra condividono spesso la passione per artisti nazionali ed internazionali. «Ci spostiamo in massa. C’è sempre qualcuno da andare ad ascoltare. I prossimi appuntamenti? A breve Jovanotti. Poi andremo al concerto di James Blunt».

 

IL COVO. A Ponte Florio si è fatta la storia. A tavola. Ma non solo. Gigi Fresco e la Virtus hanno come punto di riferimento il Ranch Rocce Rosse. Splendida cornice, le colline veronesi. Pizze personalizzate. Molto gettonata è la “Zuppini“ dedicata allo storico direttore sportivo Adriano Zuppini. E maître di sala è l’ex giocatore rossoblù Matteo Saorin. Il giovedì sera è giorno dedicato alla cena di squadra. Si parte dalla fine. Insalata come entrée, poi il secondo e la prima portata. Dolce e caffè.

 

SOCIALE. «L’Associazione Virtus è da sempre impegnata nel mondo del sociale. Attualmente vengono seguiti i richiedenti asilo. In passato, su idea del ds Zuppini, sono stati raccolti durante un torneo “Città di Verona“ fondi da destinare ai terremotati de L'Aquila. Inoltre seguiamo le famiglie più disagiate di Borgo Venezia e le situazioni più delicate legate ai nostri tesserati che vivono in condizione familiari critiche».

 

VIAGGI. Altro momento immancabile nell’universo Virtus è il viaggio collettivo di fine stagione. Con puntate pasquali nelle capitali europee. «A Pasqua siamo stati a Praga. Non viviamo solo momenti di svago ma anche situazione culturali. Ed è stata particolarmente toccante la vista all'ex campo di concentramento di Dachau". Tra pochi giorni i virtussini partiranno per il tour dell'Andalusia. E faranno tappa a Siviglia, Granada e Torremolinos. In passato, però, Fresco e i suoi ragazzi hanno girato il mondo. «Fantastico il viaggio in Colombia. Come quelli che ci hanno visto visitare Cuba Stati Uniti e Messico».