Ecco Ventura «Voglia feroce, cerco l'impresa»

La conferenza stampa di Ventura (Fotoexpress)
La conferenza stampa di Ventura (Fotoexpress)
11.10.2018

Una conferenza seguitissima, di quelle che nella tranquillità di Veronello se ne sono viste davvero poco. La scelta del Chievo di affidarsi a Gian Piero Ventura ha sollevato un clamore che la quiete che da sempre anima la vita attorno ai gialloblu è stata travolta. Quasi un anno senza panchina, ma soprattutto quell’ultima gara maledetta a San Siro contro la Svezia che è costata all’Italia il Mondiale.

Ovvio che il ritorno da allenatore di Ventura suscitasse clamore e il pomeriggio di Veronello, ad un tiro di schioppo dalle spiagge del Garda, ne è fedele testimonianza. Un allenatore che fa notizia in attesa che porti frutti importanti alla causa dei veneti costretti all’addio a D’Anna dopo un bottino davvero magro: otto partite, due soli punti conquistati e quel -1 in classifica, complice la penalizzazione per l’affare plusvalenze, che pesa come un macigno. A Ventura spetta compito arduo, decisamente più difficile, sulla carta, di quello che gli è chiesto da tecnico dell’Italia e miseramente fallito nella doppia sfida con la Svezia. Un giovane vecchio quello che ha amabilmente risposto alle tante domande durante la presentazione con accanto il presidente Luca Campedelli, vecchio all’anagrafe, 70 anni già compiuti, ma giovane per quell’entusiasmo, quella voglia di vivere una nuova avventura sulla panchina del Chievo.

 

«Ho una voglia feroce di ripartire - ha detto Ventura - non sarà una sfida semplice ma ho l’adrenalina giusta per tentare questa impresa. Ritornando sulla Nazionale, dopo una sconfitta non sono più riuscito a portare avanti il mio lavoro. Ho il rammarico di non essere riuscito a fare ciò che volevo, ma adesso è giusto guardare avanti, il passato è alle mie spalle e voglio concentrarmi su questa avventura in gialloblù. Il problema, dopo quello che è accaduto con la Nazionale, non era dire sì al Chievo ma quello di tornare in campo in una sfida molto difficile. Ho una voglia feroce di mettermi di nuovo in discussione. Vivo questo momento con l’entusiasmo di un bambino. La Nazionale è il passato, certo mi porto dentro il rammarico di quello che si sarebbe potuto fare e che non è stato poi possibile fare. Alla prima sconfitta, dopo 8 vittorie e due pareggi, è successo qualcosa di imponderabile, il resto è storia. Il Chievo? Dobbiamo lavorare e essere consapevoli delle cose che possiamo fare. I giocatori hanno voglia, questa è l’unica strada per poterci mantenere la Serie A, un bene preziosissimo. Stiamo facendo le prime prove, sono appena arrivato. Il campionato in questi anni è cambiato e dobbiamo essere bravi ad ampliare le nostre conoscenze. Ma questa è una squadra che ha valori importanti, il mio compito è farglieli ritrovare».

 

Ventura ha poi proseguito. «A me piacciono le sfide difficili - ha ammesso - C’è un rischio enorme, lo ammetto, e dobbiamo compiere un’impresa, ma si può tentare e riuscirci. La A va trattenuta a tutti i costi e spero di recuperare gli infortunati e coloro che giocano meno. Adesso lavoriamo, al momento senza una idea fissa di gioco e vedremo a seconda delle situazioni, ma vedo tanta voglia nei ragazzi. Il mio stato d’animo? Il primo mese dopo lo choc nazionale è stato duro, c’è però sempre stata la voglia di tornare a fare calcio e sono molto eccitato per questa nuova avventura».

Due le probabili soluzioni tattiche sulle quali il tecnico dovrebbe impostare il suo lavoro. Il 3-5-2 può essere la base da cui ripartire per ritrovare certezze con una difesa rocciosa ed il centrocampo folto. L’alternativa è il più offensivo 4-2-4, con Giaccherini e Birsa ai quali sarà inevitabilmente richiesto anche un importante lavoro di copertura. «È presto per parlare di moduli, i numeri non dicono nulla. Insieme ai ragazzi ho trascorso solo una giornata, avremmo modo di conoscerci meglio. Ho visto subito grande disponibilità e un gruppo che nonostante il momento difficile è molto unito. Un conto comunque è allenare, un conto è fare calcio. Io ho grandi motivazioni, la squadra anche, servirà un’impresa, ma tutti assieme la possiamo fare».

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