Dainelli, ultimo aperitivo col Chievo «A Verona la seconda giovinezza»

Dario Dainelli, 39 anni, sei stagioni e mezzo al Chievo FOTOEXPRESS«Decide Pellissier quando chiudere. E non è ancora ora»«D’Anna ha dato la scossa al momento giusto»«Il mio regalo d’addio? La canottiera di Hetemaj firmata da tutti»
Dario Dainelli, 39 anni, sei stagioni e mezzo al Chievo FOTOEXPRESS«Decide Pellissier quando chiudere. E non è ancora ora»«D’Anna ha dato la scossa al momento giusto»«Il mio regalo d’addio? La canottiera di Hetemaj firmata da tutti»
Simone Antolini 03.07.2018

L’addio non è la fine. Dario Dainelli è uomo libero. Svincolato. In attesa di dare un volto al suo futuro. Dopo sei anni (e mezzo) di Chievo si chiude la sua lunga avventura veronese. A 39 anni, però, il guerriero non ha ancora perso la voglia di combattere. Anche se, in queste ore, sono le emozioni a prendere il sopravvento. «Mi sembra di avere appena salutato un caro amico. Una persona con la quale hai vissuto momenti belli, che non vorresti mai lasciare. Ma la vita è anche questo. Arriva il momento dei saluti. Il cambiamento ci accompagna per sempre». La prima cosa che farà adesso? «Invito la squadra a prendere un aperitivo. Chiudo come tutto era iniziato. Prima del raduno vorrei rivedere i miei compagni. Voglio augurare a tutti il meglio del meglio». Ha già letto il suo futuro? «Non sono mancate le offerte. Devo valutare la cosa migliore da fare». Con il Chievo ha chiuso in crescendo dopo una stagione piena di difficoltà «Come, del resto, doveva andare. Le ultime tre partite della stagione hanno offerto fiumi di adrenalina e spettacolo. La salvezza è premio per chi ha saputo non arrendersi alle difficoltà». Da Maran a D’Anna. La chiave sta tutta lì? «D’Anna ha dato una scossa al gruppo. Ma di Maran posso solo dire che ha sempre lavorato bene con noi. Poi, quando si scivola in basso capita spesso di cambiare le carte in tavola». Non cambia, invece, Pellissier. Che brinderà ai suoi 40 anni con il Chievo «Felice per il capitano. Sergio ha sempre detto che chiuderà con il calcio quando deciderà lui. Il club ha grande rispetto di Pellissier. Il filo non è stato tagliato». Cosa si porta via da Verona? «Ricordi. E tra i ricordi, il ricordo della rete salvezza messa a segno a Cagliari. Forse uno dei momenti più belli della mia storia al Chievo». Ma c’è stata anche fuliggine «Mi sono rotto il crociato quando ormai vedevo il traguardo delle 400 presenze in serie A. Ma ho vissuto quel momento come uno stimolo. Non mi sono mai fatto piegare dalla rabbia. E la riabilitazione mi ha reso più forte. Per qualcuno poteva finire lì...» Per lei? «Per me è stata una seconda giovinezza. L’aria di Verona mi ha fatto bene. Ero arrivato al Chievo con l’idea di fare uno anno o due. Ci sono rimasto sei e mezzo». La sfida epica? «Troppo facile: con Luca Toni. Un amico, un grande amico. E l’avversario perfetto in campo». Talento puro visto al Chievo. Di quelli che non si scordano «Qui vi stupisco: Paredes. Arrivato al Chievo nel momento più sbagliato. Ma il ragazzo aveva grandi numeri. Non ha potuto metterli in mostra a Verona. Ma non mi ero sbagliato sul suo conto». Regalo d’addio? «La canottiera di Hetemaj firmata da tutta la squadra. La usava sempre come sotto maglia. Me la sono fatta lavare e consegnare. Meglio ancora della sua maglietta». E da Verona che cosa si porta via? «Un quadro dell’artista cinese Liu Bolin, noto per i suoi auto ritratti fotografici. Lo chiamano “l’artista camaleonte“ perché riesce a mimetizzarsi dentro alle sue opere. Il quadro che ho io lo ritrae proprio qui a Verona. Dovevo portarlo con me». Il Mondiale? «Dico Francia». Per Mbappè? «Per la qualità, la forza, l’energia. E per quello che hanno saputo mettere in campo fino ad oggi. A oggi la Francia è la squadra più quadrata, più pronta». Le altre big hanno fatto a gare per farsi eliminare «Infatti, è il Mondiale delle grandi sorprese. In negativo, però. Penso soprattutto alla Germania e alla Spagna, che sono già fuori dai giochi. Da qui in avanti sono convinto che succederà ancora qualcosa di sorprendente». •