Da Mozzecane ai geyser, Francesca e l'isola del tesoro

Francesca Salaroni con la maglia dell'Ir Reykjavik
Francesca Salaroni con la maglia dell'Ir Reykjavik
Nicolò Vincenzi31.05.2018

Il capitano sbarca sull’isola, ai confini dell’Europa. Francesca Salaorni, 24 anni, fascia al braccio e difensore centrale della Fortitudo Mozzecane trascorrerà i prossimi mesi in Islanda. L’Ir Reykjavìk, squadra della capitale islandese che milita nella serie B femminile, ha deciso di puntare fino a settembre sulla villafranchese.

«Non è stata una scelta facile», spiega Salaorni che direttamente dall’isola nel mezzo dell’oceano Atlantico racconta la sua esperienza. Sono stati tanti i motivi che hanno prolungato la decisione, anche se i tempi dell’operazione sono stati quasi lampo. «Claudio Marcone, un procuratore amico di Fabiana Comin, l’allenatrice che avevamo l’anno scorso, mi ha contattata dicendomi che una squadra islandese aveva bisogno di un difensore centrale e che aveva fatto il mio nome».

Sul piatto della bilancia tante questioni da valutare. Un tiro alla fune tra la voglia di una esperienza nuova e la vita che qui, tra Villafranca e Milano, continua. «Ci sono due aspetti che mi hanno fatto riflettere», continua. «Il primo è l’università: ho dovuto rimandare alcuni esami e salterò quasi tutta la sessione estiva». Il secondo, invece, è sportivo: «Ho appena concluso il campionato con la Fortitudo e in Islanda è già iniziata la stagione. Appena tornerò in Italia ricomincerà tutto di nuovo: non avrò un momento di pausa», confessa.

Freddo, vento e luce praticamente tutto il giorno sono le nuove condizioni che Salaorni adesso deve affrontare. Ma anche il campo parla un’altra sintassi. «È un gioco molto più fisico, pensano meno alla tattica», sottolinea. «Il primo allenamento che ho fatto è stato molto insolito. È durato tre ore ma in tutto abbiamo fatto tre o quattro esercizi su un campo condiviso con la squadra maschile». Vive in un appartamento diviso con una compagna di squadra, messo a disposizione dalla società, in un piccolo paese poco lontano dalla capitale e uno stipendio più lauto rispetto a quello italiano «però bisogna tener conto che qui la vita costa molto di più», spiega.

Contrasto, questo, per un movimento, quello islandese, lontano dal professionismo italiano (maschile). L’isola dei geyser parteciperà ai prossimi mondiali, in programma da giugno in Russia, per la prima volta nella sua storia. Capitano da due anni, Salaorni, ha iniziato da giovanissima ad indossare la maglia giallo blu della Fortitudo. Quattordici anni di fedeltà interrotta, ora, da questa finestra di mercato, ma solo per un prestito. Un altro ostacolo è lingua. «Sono l’unica straniera in squadra; l’allenatore parla in islandese con le compagne e poi, in inglese, insegnano anche a me gli esercizi e i movimenti da fare. Anche in campo non è facile spiegarsi». Un Erasmus calcistico per lei che frequenta la magistrale di Ingegneria biomedica al Politecnico di Milano. «Qui posso vivere un’esperienza lontana da casa (sei ore di aereo, due di fuso e almeno uno scalo) e migliorare l’inglese. Allo stesso tempo, però, posso imparare un calcio diverso e trasmettere qualcosa di nuovo alle mie compagne».

Una pausa per il capitano ci sarà la prima settimana di giugno, per correre a Milano. Il tempo di sostenere un esame e poi sull’aereo, di nuovo, per non perdere nemmeno un momento di questo nuovo campionato che è una rivincita e un nuovo inizio, per chi, come lei, in campo non ha mai mollato di un centimetro.