«Il Chievo non cambia mai D’Anna sarà il salvagente»

Mariano Izco, classe 1983, tre stagioni al Chievo FOTOEXPRESSEmanuele Giaccherini, punta di diamante del Chievo
Mariano Izco, classe 1983, tre stagioni al Chievo FOTOEXPRESSEmanuele Giaccherini, punta di diamante del Chievo
Alessandro De Pietro 08.09.2018

Sullo sfondo il mare di Catania. E una carriera da far ripartire a 35 anni. Mariano Izco è distantissimo da quella Serie A in cui s’è meritato 276 presenze e tanto rispetto. Un lampo, quando mise piede la prima volta a Veronello. Testa alta, gambe d’acciaio, uomo ovunque. Mai un ragionamento fuori luogo. In campo e fuori. A dettare il ritmo con la compagnia degli argentini, Castro in primis ma poi anche Spolli e Bizzarri, più il maestro Maran che l’aveva telecomandato pure a Catania. Tutto perfetto, fino al crociato del ginocchio destro saltato tre anni nell’amichevole d’estate di Vicenza. Dopo non è stato più lui. Izco adesso insegue un’opportunità, dopo mesi in cui ha fatto soprattutto il papà. A Crotone perché non ha funzionato? «Ho saltato undici partite e basta, molte delle quali per un taglio ad un tallone in allenamento. Una ferita che mi impediva anche solo di infilarmi le scarpette, ma niente di così serio. Solo casualità. Più avanti ho avuto una contrattura. Tutto qui. Per il resto sono sempre stato a disposizione. Con Nicola qualche volta ho giocata, con Zenga ho visto solo panchina. Mi diceva che ero un giocatore importante per lui, evidentemente non era proprio così». Catania ora è una possibilità? «Non mi hanno mai chiamato. Né con la squadra in Lega Pro né per l’eventuale salto in Serie B. La gente a Catania mi ferma ancora per strada, mi chiede se tornerò. A tutti però devo dare sempre la stessa risposta». Preoccupato per l’avvio del Chievo? «Non direi, sono cambiati tanti giocatori ma la filosofia è rimasta la stessa. Conta quella alla fine. Tutto parte dalla società. Per me il Chievo non corre nemmeno il rischio di dover lottare fino alla fine per la salvezza, anche se avrei detto lo stesso pure l’anno scorso e invece è andata diversamente. Sarà dura, ma il Chievo ce la farà come sempre. Vale la mentalità, quella che ha la Juve anche se ad un differente livello. Certe partite loro non le sbagliano mai. Al Chievo vale la stessa regola». Più forte o più debole la rosa rispetto a maggio? «Questo lo vedremo a fine campionato, quando si tireranno le vere somme. Al Chievo però è soprattutto una questione di filosofia, quella che viene trasmessa di volta in volta ai nuovi giocatori. Qualcuno forse avrebbe potuto ancora continuare, ma prima o poi bisognava girare pagina. Qualche giovane serviva. Il ricambio per me è avvenuto nel momento giusto». Il processo alla società ha influito in questo inizio? «Qualche mio ex compagno lo sento ancora, normale che soprattutto all’inizio qualche preoccupazione ci sia. A nessuno sarebbe piaciuto scendere in Serie B, pensarci era inevitabile. La paura però credo sia passata ormai». Le certezze a cui aggrapparsi adesso? «Una su tutte, anche se sembra un paradosso. Il Chievo non ha mai avuto un fenomeno, il classico numero dieci che risolve le partite o l’attaccante da venti gol. Il vero fulcro è sempre stato il gruppo, dove i meno forti diventano bravi perché c’è un blocco unico che spinge in una direzione ben precisa. Con Pellissier a guidare i giovani e tutti gli altri. Dentro e fuori lo spogliatoio». L’impronta della società al Chievo vale più dell’allenatore? «È il presidente che detta la strada, il progetto, l’obiettivo. E negli anni il Chievo ha sempre scelto l’allenatore giusto. Alla fine poi comandano i risultati. E quelli danno ragione al Chievo. D’Anna conosce l’ambiente, è un uomo della società. Farà bene». Che campionato sarà in coda? «Molto equilibrato. È vero che le tre promosse dalla Serie B rischiano sempre molto, ma la Spal di adesso sembra sia in A da cinque anni. Meglio fare molta attenzione». Un giocatore su cui scommettere? «Vignato per i movimenti che fa sembra sia già grande. E il talento non gli manca di certo». Voto al mercato? «Molto alto, considerate le difficoltà dell’estate. Il mercato è specchio della crescita della società. Certi giocatori qualche tempo fa non avrebbero mai scelto il Chievo. Penso a Giaccherini, Obi e Djordjevic». •

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