Chievo, batosta storica Suona il primo allarme

Nenad Tomovic imposta, Federico Chiesa osserva FOTOEXPRESSIvan Radovanovic in contrasto con El Cholito Simeone FOTOEXPRESS
Nenad Tomovic imposta, Federico Chiesa osserva FOTOEXPRESSIvan Radovanovic in contrasto con El Cholito Simeone FOTOEXPRESS
Simone Antolini 28.08.2018

Notte amara per il Chievo. Suona il primo campanello d’allarme. Mai i gialloblù, prima della serata del Franchi, avevano incassato sei reti in un colpo solo in serie A. La debacle di Firenze diventa così batosta storica. Quattro le partite “nere“ da ricordare oltre a quella di domenica. La prima si perde nella notte dei tempi. Una stonatura dentro la Favola del primo Chievo di Gigi Delneri. Era il 28 aprile 2002, all’Olimpico si scatena Montella. Tripletta dell’Aeroplanino, reti di Emerson e Cassano. Per un cinque a zero che fa sorridere la Roma. Ma quello era Chievo di gioie e di miracoli, abituato ad imprese folli e a rarissime cadute. Dieci anni dopo, il 3 novembre 2012, altra “manita“ irriverente. Il Chievo allenato da Genio Corini la subisce a San Siro contro il Milan. Finisce 5-1 con gol di Emanuelson, Bojan, Montolivo, El Shaarawy e Pazzini. Le ultime due batoste appartengono alla storia dello scorso campionato. Gestione Maran, momento difficile. Siamo nel pieno inverno del Chievo. Il 3 dicembre 2017 l’Inter strapazza cinque a zero il Chievo. Tripla di Perisic e sigilli di Icardi e Skriniar. Il 21 gennaio 2018 altra cinquina, stavolta della Lazio, che supera 5-1 i gialloblù con le reti di Luis Alberto, Milinkovic Savic (due), Bastos e Nani. Con centro veronese di Pucciarelli. Questi i numeri. Il campo dice molto altro. Per esempio che il Chievo in 180 minuti ha incassato nove reti tra Juve e Fiorentina. Tendenza pericolosissima per una squadra che dovrà lottare con il coltello tra i denti per raggiungere la salvezza. Il Chievo di oggi non è più il Chievo di Maran. Ma per tempi fisiologici non è ancora il Chievo di D’Anna. Squadra che deve mordere l’avversario, riempire l’area, fare densità in mezzo al campo, usare l’intensità per fiaccare gli avversari e alzare la linea di pressione per spingere il nemico il più lontano possibile dalla propria area di rigore. Premessa: la verità non c’è ancora. E sta nel mezzo tra la prova promettente offerta contro la Juve e quella decisamente insufficiente proposta a Firenze. Il tempo può dire molto nell’assemblaggio di squadra. Ma per chi corre per la salvezza il tempo è sempre nemico spietato. Di certo, non esiste alibi legato ai tempi di conoscenza del gruppo, che non ha subito mutamenti particolari, tanto meno rivoluzioni sul piano individuale. A oggi, sul piano tecnico, le cessioni di Inglese e Castro, per tipologia di giocatore e qualità tecniche individuali, rappresentano vuoto da colmare. In più c’è da capire se il 4-3-3 possa essere modulo esatto sul quale lavorare per conquistare la salvezza e trovare un punto di equilibrio nella creazione della nuova identità. Troppo fragile la linea difensiva, spesso in affanno la mediana che ha corsa, muscoli ma talento limitato. Birsa e Giaccherini sono giocatori dai piedi nobili, con vocazione da artista ma con predisposizione diversa da quella che si richiede ad un esterno d’attacco. Il Chievo ha fame di gol. Ma Djordjevic deve ritrovare la piena forma e Stepinski resta ancora splendida scommessa. D’Anna ha carisma, questo è sicuro. E pure capacità di cambiare in corsa. Il Chievo di oggi ha bisogno di ritrovare se stesso. Subito. E con L’Empoli sarà già prova del nove. •