Alletti: «Sono qui per Grbic Ha una mentalità vincente»

Luca Bazzoni, Riccardo Pinelli, Luca Giardiello, Aimone Alletti e Angiolino Frigoni SERVIZIOFOTOEXPRESSAimone Alletti, nuovo centrale di Calzedonia
Luca Bazzoni, Riccardo Pinelli, Luca Giardiello, Aimone Alletti e Angiolino Frigoni SERVIZIOFOTOEXPRESSAimone Alletti, nuovo centrale di Calzedonia
Marzio Perbellini 12.09.2018

Aimone Alletti, il nuovo centrale di Calzedonia, si presenta al popolo gialloblù con il comagno di squadra Riccardo Pinelli. A Verona il giocatore classe '88 porta in dote tanta esperienza, otto stagioni da protagonista in A1, quattro in A2, 207 centimetri di altezza, aggressività da vendere in attacco, incisività al servizio e voglia di dimostrare a coach Nikola Grbic tutto il suo valore. Tra l'altro Gribic è stato anche tuo compagno di squadra a Piacenza e a Cuneo, nel 2005 e nel 2013. Nikola era un giocatore la cui caratteristica principale era l'aspetto mentale, faceva della mentalità vincente la sua arma più efficace. Sono davvero contento di ritrovarlo come allenatore perché questo è un aspetto che voglio apprendere da lui. Ed è anche la ragione principale che mi ha convinto a venire a Verona. Gli auguro di tornare dal Mondiale il più tardi possibile visto che è impegnato con la Serbia ma lo aspetto per iniziare questo nuovo percorso assieme. A Verona ritrovi anche altri compagni con cui hai già giocato: De Pandis, Marretta, Giuliani... E anche Pinelli, avevo giocato con lui a Segrate in A2. Sì, diciamo che ho la fortuna di ritrovare tanti ragazzi con cui ho già giocato, diversi amici. Ed è un vantaggio perché va tutto a beneficio dello spogliatoio, fondamentale nel nostro sport. Sentirsi parte di una squadra, essere coesi, aiuta nei momenti di difficoltà. Ti dà qualcosa in più che ti permette di uscire da situazioni difficili, essere tutti sulla stessa barca a remare nella stessa direzione può fare davvero la differenza. È davvero fondamentale. A parte Grbic, nella tua carriera hai giocato con grandissimi campioni tra cui Bovolenta, Papi, Zlatanov, Vujevic, Tencati.. Tutti grandi campioni dai quali ho cercato di imparare, perché è questo che uno alla fine deve cercare di fare. Sedersi, osservare, provare e apprendere. Sono contento quest’anno di giocare con due giocatori come Birarelli e Savani. Altri due campioni da cui imparare tantissimo. Il Bira credo sia uno dei centrali italiani che ha vinto di più nella storia della pallavolo. E per me è un grande stimolo e una grande fortuna potermi allenare con loro e vedere come affrontano ogni impegno e ogni sfida. Questo il mio principale obiettivo della stagione. Per il resto deciderà l’allenatore. Nel tuo ruolo c’è una grande concorrenza. Sì, e lo trovo molto stimolante. Sono sempre stato abituato a mettermi in gioco, non ho mai scelto una squadra perché ero sicuro di avere il posto fisso. Spesso nella mia carriera sono partito in panchina e poi mi sono guadagnato spazio. Una sfida che mi piace e mi affascina. La tua caratteristica principale come giocatore? Sono un centrale più d’attacco che da muro anche se negli ultimi anni è un po’ cambiata questa tendenza. E ho sempre fatto della battuta un’arma importante. Un anno, 2014-2015, ho anche vinto il premio come miglior battitore della Superlega. •