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Vicenza ricorda gli esordi
del giovane operista Rossini

11.06.2018

A Vicenza il Teatro Olimpico ripercorre l’affermazione di Gioacchino Rossini, a 150 anni dalla scomparsa, presentando i cinque titoli mediante i quali il giovane Rossini si affermò come operista. In questi giorni va in scena “L’inganno felice” del 1812, il secondo successo veneziano del compositore non ancora ventenne, dopo l’esordio con “La cambiale di matrimonio” due anni prima. La sera dell’8 gennaio del 1812, alla fine dello spettacolo che aveva accompagnato al fortepiano, scrisse alla madre che “L’inganno felice” aveva fatto “furore”. Era questo uno dei termini utilizzati in gergo teatrale per indicare sinteticamente l’esito della prima rappresentazione. L’altro, di segno opposto, il “fiasco”, ebbe occasione di sperimentarlo quattro anni dopo, per quello che oggi è considerato il suo maggiore successo, “Il barbiere di Siviglia”, disegnando la panciuta bottiglia anche sulla busta della lettera in cui riferiva alla madre della sciagurata “prima” romana. Tutti e cinque i titoli che rappresentano il suo esordio veneziano, prima degli enormi successi del “Tancredi”, opera seria e dell’”Italiana in Algeri”, opera appartengono al genere della farsa in un atto. Questo genere, che conobbe particolare fortuna a Venezia presso i teatri “minori”, era costituito da brevi opere con 5/6 personaggi per circa 9 numeri musicali, dalla durata complessiva di poco più di un’ora. Il genere si esaurì nei primi decenni del secolo per l’affermazione dell’opera romantica, di cui il libretto de “L’inganno felice” prefigura già le tematiche, con una trama più patetica che buffa.

Elena Biggi Parodi