In tre infiammano la platea con il Novecento meno noto

Elisa Eleonora Papandrea, Monaldo Braconi e Alessandro Carbonare al Ristori FOTO BRENZONI
Elisa Eleonora Papandrea, Monaldo Braconi e Alessandro Carbonare al Ristori FOTO BRENZONI
Chiara Zocca28.02.2014

Il trio formato da Alessandro Carbonare al clarinetto, Elisa Eleonora Papandrea al violino e Monaldo Braconi al pianoforte ha infiammato il Teatro Ristori con un concerto per gli Amici della Musica tutto dedicato alla musica del Novecento.
Certamente il programma sulla carta non si presentava come particolarmente popolare: accanto a brani come Suite da L'Histoire du soldat di Stravinskij o elaborazionni da Gershwin e Weill, stavano infatti pagine di Jörg Widmann e Reiner Kuttenberger, autori noti solo agli addetti ai lavori, oltre a Francis Poulenc, di cui lo scorso anno ricorreva il cinquantenario della morte, di cui però è stato presentato il brano pressoché sconosciuto L'invitation au Château del 1947.
E proprio da queste musiche di scena per una commedia del drammaturgo Jean Anouilh è iniziata la serata, in modo piuttosto leggero e scanzonato, come sono le musiche del periodo forse meno impegnato di Poulenc (il 1947 è l'anno dell'opera comica Les Mamelles de Tirésias): melodie orecchiabili e accompagnamenti da cafè chantant.
SI È ENTRATI davvero in serata con l'elaborazione di Robert Bennett da Porgy and Bess di Gershwin: le magnifiche due canzoni Bess you is my woman e It ain't necessarily so hanno, per così dire, scaldato la voce a violino e clarinetto, che si sono poi scatenati nella celebre suite stravinskijana, brano di straordinario impatto e difficoltà nell'insieme, dove l'ottimo Braconi è riuscito a equilibrare con gusto e misura, da gran camerista qual è, due forti personalità solistiche.
La Fantasia per clarinetto solo di Jörg Widmann iniziava la seconda parte del concerto e dava la misura della straordinaria padronanza dello strumento da parte di Alessandro Carbonare: il pezzo richiede più volte suoni multipli (cioè la capacità di produrre più suoni contemporaneamente su uno strumento monofonico), oltre a un ventaglio di abilità tecniche formidabile e, dettaglio non secondario, esige una capacità espressiva che porti lo strumento a morbidezze sonore quasi vellutate su tutta l'estensione, come pure a sonorità forzate ed esasperate, sul registro grave come sui sopracuti.
ALESSANDRO CARBONARE sa fare tutto questo ed usa il clarinetto come un potentissimo mezzo vocale, con la stessa naturalezza e facilità di una voce.
Il finale, dopo l'elaborazione da Weill è stato all'insegna della musica klezmer, dove anche Elisa Papandrea ha mostrato superbe doti da improvvisatrice, solidità strumentale e grande musicalità.
Concerto impegnativo, ma alla fine bellissimo e liberatorio per pubblico e artisti che si sono esibiti ancora in ben tre fuori programma.