Dolce caleidoscopio «d’amore»

Bertagnin, Petrucci e Pollastri con I Virtuosi Italiani FOTO BRENZONI
Bertagnin, Petrucci e Pollastri con I Virtuosi Italiani FOTO BRENZONI (BATCH)
Gianni Villani07.03.2017

Molto pubblico della Maffeiana è rimasto particolarmente attratto dal suono dei tre strumenti «d’amore» proposti da I Virtuosi Italiani in Sala Maffeiana.

L’oboe, il flauto e la viola sono strumenti ideali per trovare la loro dolcezza nei suoni gravi: la loro caratteristica maggiore, oltre alla particolare struttura, per giudicarli «d’amore». Fra i tre solisti della mattinata misuratisi con l’orchestra veronese, Paolo Pollastri, primo oboe dell’Orchestra di Santa Cecilia, è uno strumentista tecnicamente esplosivo e trascinante. Il suo approccio bachiano è libero, disinibito ed eccitante, dove gli Allegro sono presi con tempi sostenutissimi, ma sempre sotto controllo, davanti al cui risultato tecnico bisogna togliersi tanto di cappello.

Lo diciamo per un effetto caleidoscopico - specie nei due movimenti conclusivi del Concerto in la maggiore BWV 1055 - che stordisce la mente e l’orecchio dell’ascoltatore. Il Larghetto è scorrevole e giocato sul filo di un polistilismo interpretativo affascinante, che cerca di sintetizzare romanticismo e barocco nella stessa visione musicale, senza porsi problemi di aderenza storica, ma utilizzando il bagaglio strumentale con assoluta libertà.

Il Concerto per viola in re minore RV 394 di Vivaldi è poi un gran pezzo che rivela le specifiche qualità dello strumento e la prova di quanto «il prete rosso» sia un musicista alla moda, che sfida il suo tempo servendosi solo della fantasia e dell’invenzione. È chiaro che un concerto così perfetto nelle dimensioni del discorso, non possa essere nato che ad hoc. Glauco Bertagnin ne privilegia il gioco delicato di una libera cantabilità, sulla aggressività ritmica e la morbidezza di colori sfumati, sulle acidità timbriche.

Quanto alla giovine Ginevra Petrucci al flauto, nel proporre il raro Concerto di Molter (prima esecuzione in tempi moderni) traduce il suo approccio virtuosistico in senso musicale, prima che strumentale: la varietà degli staccati, delle articolazioni, dei colori, delle sfumature e le inflessioni messe in atto hanno un senso di spontaneità stupefacente. Il valore dei tre solisti si è consolidato negli assieme dei Tripli Concerti di Graupner e Telemann, dove forniscono una lettura lirica, distesa e dettagliata.

Successo, ripagato col bis del Vivace, ultimo tempo del concerto di Telemann.