«Le otto stagioni»,
Manara tra Vivaldi
e Piazzolla

Francesco Manara
Francesco Manara
F.SAGL. 03.09.2018

Il suo sogno era fare il solista, ma ad appena 23 anni il suo maestro lo iscrisse al concorso per il ruolo di primo violino dell’orchestra della Scala. E destino volle che tale diventasse. Per la gioia dello stesso Riccardo Muti (allora direttore musicale del prestigioso teatro), che lo convinse a rimanere a Milano anche dopo che il giovane, di lì a breve, superò un altro importante concorso a Ginevra. Una scelta ripagata dall’opportunità di sviluppare tanto l’attività solistica quanto l’esperienza cameristica, binario artistico sul quale Francesco Manara corre ormai da venticinque anni. Oggi, alle 21, il virtuoso violinista sarà a Verona con la Milano Chamber Orchestra per esibirsi ne “Le otto Stagioni”, uno speciale progetto musicale che vedrà vibrare sullo stesso palco, quello del Teatro Romano, le immortali sonorità barocche delle “Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi (pubblicate nel 1725) e le seducenti atmosfere latino-americane delle “Cuatro Estaciones Portenas” (composte tra il 1964 e1970), lasciateci da Astor Piazzolla. Il concerto, il cui ricavato sarà devoluto ai Gruppi di Volontariato Vincenziano di Verona per la ristrutturazione e riqualificazione di una casa di accoglienza, apre la rassegna “Windtex Art Project” promossa dall’azienda scaligera Windtex Vagotex e sostenuta dalla Gaspari Foundation. A inframezzare il vivace viaggio musicale sarà l’attore Paolo Valerio, che dei due compositori tenterà di estrarre l’anima più squisitamente poetica, ora dando voce ai celebri sonetti, fortemente descrittivi, composti dallo stesso Vivaldi a supporto delle Quattro Stagioni, ora recitando versi di Rainer Maria Rilke (Le foglie cadono lontano…), Eugenio Montale (Meriggiare pallido e assorto), e ancora Eliot e Borges, inconsapevoli cantori dell’intensa espressività dell’artista sudamericano del Novecento. «Quando mi parlarono del progetto “Stagioni” ero scettico», spiega Manara. Come avvicinare due compositori nati in contesti culturali così diversi, ovvero a 11mila km e quasi 300 anni di distanza? Un anello di congiunzione è certamente offerto dalla trascrizione dell’opera di Piazzolla per violino solista e orchestra d’archi a cura di Leonid Desyatnikov. «Un’operazione mirabile, ricca di virtuosismi, in cui le ‘Stagioni argentine’ si alternano a quelle veneziane esaltandole e citandole. Tanto che oggi le due opere, insieme alla Fantasie verdiane, sono il programma più richiestoci al mondo». Per l’evento scaligero «chiuderemo con la Primavera di Piazzolla che cita quella del Prete Rosso proposta in apertura di concerto», anticipa il primo violino solista della Scala. Le corde del suo Guadagnini datato 1773, unite all’estro dell’interprete, saranno l’altro ponte di comunicazione tra i due colossali autori, tra i momenti di estremo virtuosismo tecnico e quelli di intenso calore espressivo. • F.SAGL.

Primo Piano
Carabinieri a Peschiera
 
Operazione dei carabinieri a Peschiera

Prostituzione
minorile
Preso ricercato

Condividi la Notizia
 
Condividi la Notizia