Appuntamenti In Arena Alchemaya Max Gazzè porta la musica sintonicaAppuntamenti | Appuntamenti

In Arena Alchemaya
Max Gazzè porta
la musica sintonica

Max Gazzè
Max Gazzè
Giulio Brusati02.09.2018

Ci sono musicisti pop che conducono l’ascoltatore, disco dopo disco, sullo stesso percorso, evitando gli scossoni e ripetendo ogni volta la stessa strada. E poi c’è chi devia, prende altre vie e gioca a perdersi, tracciando nuove rotte. Max Gazzè appartiene a questa seconda categoria. Ne è la prova il concerto di stasera alle 21 in Arena, basato sul disco “Alchemaya”, uno show per orchestra sinfonica e strumenti elettronici. Il musicista romano la chiama musica «sintonica».

 

Gazzè, perché ha sentito l'esigenza di confrontarsi con la scrittura di musica così complessa?

Da oltre 30 anni la mia ricerca personale si dirige verso temi legati all'origine dell'uomo e del mondo, studiando storia, filosofia, esoterismo e fisica quantistica. Avevo voglia di tradurre in musica queste ricerche e insieme a mio fratello Francesco (autore dei testi di molte sue canzoni, ndr) ne è nata un'opera originale. Temi apparentemente complessi, raccontati come delle storie. La veste musicale non poteva che essere orchestrale.

Un’opera rock che potrebbe diventare un musical? Non l’ha mai immaginato così?

Mi piacerebbe molto cimentarmi con un musical ma in realtà non ho mai visto “Alchemaya” in questa veste. Credo comunque che il suo racconto sia recitativo. Durante l'esecuzione anche il movimento delle mie mani, libere dal basso (Max è un provetto bassista, ndr), sottolineano e accentuano alcuni passaggi in maniera scenica. In più la presenza di Ricky Tognazzi, nel ruolo di narratore, rende il concerto molto teatrale, aggiungendone fascinazione.

“Alchemaya” sembra proseguire la storia illustre del prog rock italiano. Immaginiamo lei sia fan del prog…

E certo! “Alchemaya” si avvicina alla tradizione del progressive rock. Ho sempre ascoltato Genesis e Pink Floyd. Le mie radici affondano nella tradizione prog ma anche punk, mescolato a influenze più pop.

Lo show in Arena è diviso in due parti: finora come sono state le reazioni del pubblico alla prima parte, quella con “Alchemaya”?

Mi ha fatto molto piacere, e in un certo senso anche sorpreso, vedere il pubblico attento e rapito dalla prima sezione del concerto. È come se si creasse un filo magico che lega il pubblico alle storie. C'è molta suggestione. Il tema centrale di molti brani è un invito alla coscienza e all'amore, motore di tutto. N

ella seconda parte, le canzoni del suo repertorio, ma riscritte. Come?

Riorchestrate. I brani sono scarnificati e ricomposti in un assetto, appunto, sintonico. La scelta è ricaduta su quelle canzoni che più si prestavano. Si trovano in nuovi arrangiamenti brani come “Cara Valentina”, “Una musica può fare”, “Il solito sesso”, “Nulla”, “Sotto casa”.

"Alchemaya" sembra una reazione alla musica pop fatua che ci gira intorno. Solo una nostra impressione?

Anche oggi c’è un po’ di tutto, perché è ciò che vuole il pubblico. L'ascolto immediato della musica liquida porta a una curiosità che si può spingere su tanti fronti. Per quanto mi riguarda, fare pop è un'arte difficile. Significa fare cose orecchiabili, archetipe, ma ricche e a loro modo complete. Dietro i miei brani pop c'è una meticolosa stesura del testo, una attenta ricerca sul suono delle parole. Oggi è complicato fare un pop che abbia senso. 

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