Accorsi è Orlando
per sei serate
al teatro Nuovo

L’attore Stefano Accorsi
L’attore Stefano Accorsi
13.01.2018

Alessandra Galetto Il tempo è stato tiranno. Perchè quando si mette mano ad un classico della letteratura, sfidandolo per trasformarlo in parola teatrale, le incognite sono tante e non sempre il percorso si rivela lineare e capace di stare entro i tempi progettati. E così è accaduto anche alla Favola del principe che non sapeva amare tratta dal Pentamerone di Giambattista Basile, lo spettacolo di Marco Baliani con protagonista Stefano Accorsi che sarebbe dovuto andare in scena come quarto appuntamento della rassegna Il Grande Teatro al Teatro Nuovo. Invece martedì 16 alle 20.45 (con repliche fino a domenica 21) andrà in scena Giocando con Orlando - Assolo, protagonista Stefano Accorsi con la regia di Marco Baliani, uno spettacolo di «tracce, memorie e letture dall’Orlando furioso di Ludovico Ariosto». Con Basile si sarebbe chiusa la trilogia Grandi italiani iniziata col Decameron del Boccaccio (visto nel novembre 2015 al Nuovo) e proseguita con l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. A raccontarci l’avventura è lo stesso Accorsi. Dunque Basile doveva chiudere la trilogia, ma bisognerà aspettare ancora per vederlo. Che cosa è accaduto? Il lavoro di adattamento del testo era pronto, ma nel momento in cui lo abbiamo provato sul palcoscenico ci siamo resi conto che avevamo bisogno di più tempo, che c’erano ancora molte cosa da sistemare. E così, soprattutto per rispetto verso gli spettatori, abbiamo preferito rimandare il debutto. E abbiamo scelto di portare in scena la riduzione dell’Orlando Furioso di Ariosto nella forma del monologo. Mettere mano a un’opera vasta come Orlando Furioso per farne un monologo teatrale non deve essere operazione semplice. Che tipo di lavoro avete voluto realizzare? Abbiamo scelto di seguire le due grandi storie d’amore narrate da Ariosto: quella tra Orlando e Angelica e quella tra Ruggero e Bradamante. Si tratta di uno spettacolo che è insieme molto divertente e molto emozionante, perchè l’amore di cui si narra di fatto è l’inesausto inseguimento da parte dell’innamorato di un amato che mai viene posseduto, dunque un inseguimento che non arriva mai alla fine. L’amore è quindi soprattutto un sogno del cuore, che produce una straordinaria avventura delle fantasia. Il progetto Grandi Italiani nasce espressamente per dare risalto alla bellezza italiana, nell’arte come nella letterature: un modo per dire quanto i classici abbiano ancora da dirci con le loro invenzioni. E quanto straordinaria era la loro parola. Dunque c’è un’attenzione al linguaggio, alla parola appunto? Certamente. Far sentire la potenza della lingua di Boccaccio, di Ariosto e di Basile è la nostra intenzione. E infatti questo Orlando che porto a Verona è anche una riscrittura di Ariosto seguendone la musicalità della lingua, perchè Baliani lo ha riscritto in versi diciamo così alla maniera dell’Ariosto. Un modo, credo, per rendere contemporaneo questo capolavoro. Il teatro, ma anche molto cinema nella sua vita. Per quale batte più forte il suo cuore? Confesso che mi piace alternare. L’emozione del palcoscenico è fondamentale per me tanto quanto quella di stare dietro la macchina da presa. Quest’estate ho lavorato con Muccino e con Ligabue per due film cui tengo molto, e sono impegnato anche con la tv. Quanto al teatro, quest’anno porteremo in giro Ariosto, e poi ricominceremo a lavorare alla Favola del Principe che non sapeva amare. •