Soldi all’Isis, 34 operazioni sospette nel veronese

L’unità d’informazioni finanziaria per l’Italia ha elencato una serie di indicatori per definire i movimenti di soldi destinati alle organizzazioni di terrorismo
L’unità d’informazioni finanziaria per l’Italia ha elencato una serie di indicatori per definire i movimenti di soldi destinati alle organizzazioni di terrorismo
Giampaolo Chavan 02.06.2018

Sono 34 i bonifici sospetti di finanziamento del terrorismo effettuate tra Verona e provincia negli ultimi due anni e mezzo. Come da tabella qui a fianco, nel 2015 sono state solo 5, l’anno dopo sono più che quadruplicate raggiungendo quota 22 e nel primo semestre del 2017, ultimi dati disponibili, sono arrivate a sette. Nel 2016, la nostra provincia ha fatto la parte del leone in Veneto con la denuncia di 22 operazioni sospette rispetto alle 65 nel resto della Regione con una percentuale di un terzo. In tutta Italia, sono state segnalate 273 operazioni ipotetiche di finanziamenti del terrorismo nel 2015, aumentate a 305 l’anno dopo, per superare abbondantemente le previsioni nei primi sei mesi del 2017 con 475 movimenti finiti nel mirino dell’Uif. È il dato che emerge dai rilevamenti effettuati dall’Unità d’informazione finanziaria per l’Italia, la centrale anti riciclaggio del nostro paese. Questo organismo monitora Comune per Comune i movimenti sospetti di danaro compresi il riciclaggio dove la nostra Provincia brilla per il notevole numero di operazioni sospette come riferiamo nell’articolo qui sotto. Anche la tendenza nei primi sei mesi dello scorso anno sembra confermare la nostra città come tra le prime in Italia per operazioni sospette. «Bisogna prendere questi dati con le pinze», precisano dagli uffici dell’Uif a Roma, «perchè poi devono passare al vaglio degli organi investigativi prima di poter assumere i connotati di un’operazione collegata all’attività del terrorismo di ispirazione islamica». E varcare la soglia delle operazioni investigative, almeno per il momento, è un’impresa impossibile per le 34 operazioni sospette, effettuate a Verona. Resta tutto «secretato» fino a quando non emergeranno le conferme delle ipotesi di chi ha denunciato i movimenti finanziari sospetti all’Uif. L’attenzione dei vertici degli uffici romani è rivolta in questo periodo al fenomeno del terrorismo. «I numeri in questi anni a livello nazionale sono aumentati in modo esponenziale», spiega da Roma il direttore dei Quaderni sull’antiriciclaggio, Claudio Clemente «ma ciò nasce anche dal grosso impatto emotivo provocato dalle stragi, organizzate dall’Isis tra Europa e Usa. Questi tragici eventi hanno comportato un notevole aumento di attenzione di chi è obbligato a segnalare ai nostri uffici le operazioni sospette». Già ma quali sono i movimenti bancari che rientrano tra quelli meritevoli di controlli di Guardia di finanza o la Direzione investigativa anti mafia? Prima di tutto, è l’invito rivolto a chi è obbligato a segnalare, occorre verificare la presenza dei nominativi, autori delle operazioni finanziarie, «nelle liste di persone e degli enti associati ad attività di finanziamento del terrorismo». I controlli devono essere approfonditi perché spesso il terrorismo islamico usa documenti rubati, alterati o contraffatti, riporta una sorta di vademecum preparato dall’Unità d’informazione finanziaria. È indispensabile poi tenere conto anche dei «foreign fighters di ritorno», ovvero di quei soggetti legati all’Isis tornati in Italia dalle zone di guerra tra Iraq, Siria e Libia. Chi è obbligato ad inviare queste segnalazioni, (l’elenco è nel box qui sopra) deve poi prestare la massima attenzione «all’operatività di soggetti collegati a persone coinvolte in procedimenti penali per fatti di terrorismo da vincoli di parentela e convivenza». Altri spunti d’indagine, sono sempre le direttive, sono rappresentati da conti correnti inoperativi da tempo, i bonifici svolti con contanti soprattutto in dollari e i trasferimenti in paese a rischio come la Siria, l’Iraq e la Libia. Devono destare sospetto poi i contributi inviati incoerenti con l’attività svolta dal cliente e con controparti ricorrenti e senza alcuna giustificazione. «In linea generale», riporta una nota dell’Uif, «il finanziamento del terrorismo avviene in parte attraverso modalità tradizionali quali l’utilizzo distorto di organizzazioni non lucrative o il trasferimento di fondi attraverso le agenzie di money trasfer». Chi è obbligato a segnalare operazioni sospette poi deve anche verificare la natura di determinate operazioni. «Hanno assunto rilievo tra le principali fonti di finanziamento dell’Isis il commercio di beni culturali riconducibili alle aree occupate in Siria e lo sfruttamento delle riserve di petroli e gas naturale». L’attenzione, quindi, dev’essere rivolto alle operazioni con società petrolifere «situate in aree a rischio che mostrano un’improvvisa, elevata disponibilità di risorse». Tra metodi di finanziamento al terrorismo poi, bisogna tenere conto anche dei sequestri di persona, operate nelle zone di guerra. •

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