Moltiplicazione di cinghiali, fronte comune

Una mamma cinghiale accanto a uno dei suoi piccoli
Una mamma cinghiale accanto a uno dei suoi piccoli
Paola Dalli Cani 12.06.2018

Nella lotta alla «espansione anomala e velocissima» del cinghiale in Val d’Alpone il primo nemico da abbattere è l’ignoranza, intesa come mancata corretta conoscenza: cacciatori, agricoltori e Comune di San Giovanni Ilarione fanno fronte unico e si preparano ad affrontare il problema, con la popolazione, partendo proprio dalla corretta informazione. Perché è questo il primo ostacolo da superare se si vuole tutti operare nella stessa direzione, cioè limitare i danni e laddove possibile prevenirli. Per questa ragione, quattro settimane saranno dedicate a costruire un piccolo vademecum divulgativo che riporti chiaramente norme, procedure e riferimenti legati al contenimento del cinghiale e anche indicazioni pratiche su come tenere lontani questi animali dai centri abitati. Si sono lasciati così, con l’impegno a organizzare un’assemblea pubblica per metà luglio, i cinghialai dei gruppi Valdalpone 1 e Valdalpone 2 guidati rispettivamente da Domenico Marcazzan e Roberto Leaso, il presidente dell’Ambito territoriale di caccia 2 Dei Colli Giorgio Framarin, la Coldiretti: a riunirli attorno a un tavolo, a San Giovanni Ilarione, sono stati il delegato all’agricoltura Alberto Rossetto e il sindaco Luciano Marcazzan. Di oggettivo c’è che la presenza di questi animali è sempre più massiccia a dispetto delle girate di contenimento che le complessive 110 doppiette abilitate compiono durante la stagione di caccia: 102 gli esemplari abbattuti nella passata stagione venatoria, e fa riflettere il fatto che di questi 64 siano stati esemplari femmine. «Le 28 abbattute dal Valdalpone 2», ha detto Framarin, «rappresentano un potenziale di 380 esemplari». SONO TANTI e sono scesi a valle, «perché hanno trovato l’ ambiente ideale, perché spinti dai lupi che sono i loro naturali predatori, perché nel confinante Vicentino non c’è contenimento e perché qui trovano cibo», ha aggiunto. E qui creano danni alle colture, all’ambiente e costituiscono un pericolo per la popolazione: serve allora sapere cosa fare, sia quando il danno è fatto sia per prevenirlo. «Siamo vittime di leggende metropolitane che vanno smantellate se vogliamo risolvere insieme il problema: ci vedono piazzare le governe (i punti di approvvigionamento di cibo che costituiscono foraggiamento dissuasivo, ndr) e credono che stiamo facendo ripopolamento quando in realtà così teniamo lontani gli animali dalle zone coltivate. Ci accusano di fare affari sui cinghiali ma non sanno che i nostri interventi sono di protezione civile: gli abbattimenti sono strumento di monitoraggio sanitario per la popolazione, dal controllo della presenza e diffusione dell’epatite E alla verifica della radioattività». QUANTO AL GUADAGNO, hanno spiegato le doppiette, «per ogni capo abbattuto c’è una montagna di adempimenti prima, durante e dopo, compreso l’obbligo del corso sicurezza che facciamo a nostre spese, il conferimento della carcassa a Fumane e poi il secondo giro per recuperarla qualche giorno dopo. La carne? La paghiamo un euro al chilo ma nel limite della metà del peso dell’animale». Silvia Marcazzan, Italo Paggiola e Giorgio Cavazzola (in rappresentanza di Coldiretti) hanno ascoltato ma poi confermato pienamente il problema dei danni in agricoltura: sui vigneti, i nuovi impianti di ciliegi, le orticole, i prati. «È necessario fare le segnalazioni, che noi abbiamo il compito di verificare, e non tanto per i risarcimenti (che sono minimi) quanto per consentire che siano disposti i piani di controllo che consentono lo sparo da altana. Senza un danno reale e senza denuncia i piani di controllo non vengono disposti», ha chiarito Framarin. Anche i presidenti dei cinghialai hanno confermato che spesso viene lamentato a gran voce un danno che il più delle volte o è minimo o i danneggiati ritengono di non denunciare. E la prevenzione? «Qualcosa si può fare», hanno detto le doppiette partendo anche da sperimentazioni che si sono rivelate efficaci. «Recinti con pallet aperti, piccoli recinti metallici, recinzioni elettrificate come quelle che si usano per i bovini, sonagli, radioline, protezioni chimiche»». Tutte indicazioni che verranno messe ora su un piccolo vademecum che accompagnerà l’avviso per la futura assemblea pubblica. •