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M5S: «Chi dice no
allo Spar è complice
del business»

La conferenza stampa dei Cinque Stelle
La conferenza stampa dei Cinque Stelle
02.09.2017

Presa di posizione del Movimento Cinque Stelle  veronese sulla questione dei richiedenti asilo

 

A livello nazionale il M5S ha chiesto lo stop alla vendita di armi verso paesi in guerra, la revisione del Regolamento di Dublino III e ha denunciato sospetti sul lavoro delle ONG operanti in mare. 

A livello locale ha proposto l’adozione di programmi Sprar come «unica alternativa di gestione solidale e trasparente. La responsabilità politica del problema Immigrazione in Italia è dei partiti politici a tutti i livelli istituzionali. A partire da quello europeo, dove Forza Italia e Lega Nord firmarono il regolamento di Dublino quando erano al governo: grazie a loro i richiedenti asilo che arrivano in Italia sono obbligati a restarci. È responsabile il Governo Pd-Ncd che non ha fatto nulla per migliorare le cose e i risultati delle sue politiche sono evidenti a tutti gli Italiani. È il governo che adotta le giuste misure per far fronte agli sbarchi e non può limitarsi a distribuire i profughi raccolti in mare nei diversi Comuni italiani, scaricando la responsabilità sulle Prefetture».ù

Attacco anche ad alcuni sindaci: «Sono responsabili anche gli amministratori locali che sono rimasti a guardare quando avrebbero potuto dire la loro, accettando poche persone all’interno di un programma Sprar (come consigliato da Anci) che consentiva il controllo del numero dei richiedenti asilo e che avrebbe permesso una ripartizione più equa tra comuni. Ne sono esempio il comune di Grezzana, che si è visto aprire tre centri straordinari e ospita più di 460 persone e Isola della Scala che, ad oggi, ospita 108 richiedenti asilo quando, aderendo allo Sprar, avrebbe potuto co-gestire solamente 28 persone. È un esempio anche Sanguinetto, che prima di aderire allo SPRAR aveva ricevuto 80 persone e dopo l’inversione di marcia e la scelta di collaborare vede una graduale riduzione fino a 12 persone».

«Criticare lo Sprar», concludono, «significa prestare il fianco alle gestioni private, a quel business dell’accoglienza che è nato proprio dal vuoto lasciato dai sindaci». 

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