Est
Vai a
Vai a

Dalle vie di Parigi a «Italia’s got talent»
«Sono diventato clown per vocazione»

Jean Pierre Bianco durante la sua esibizione alla finale di Bovolone
Jean Pierre Bianco durante la sua esibizione alla finale di Bovolone (BATCH)
Francesca Lorandi05.09.2017

«Mi sento un missionario: sono clown per vocazione». Quella di Jean Pierre Bianco, vincitore dell’ultima edizione de I talenti ne l’Arena, è una storia che inizia da lontano, in quella che per secoli è stata la patria dell’arte circense e degli artisti di strada.

«Ce n’erano tantissimi a Parigi, ovunque», ricorda il clown, più noto con il nome d’arte di Pas Pas. «Sono nato nella capitale francese perché i miei genitori, italiani, erano andati là a lavorare. E fin da piccino sono stato attratto da quegli artisti che si esibivano a cielo aperto, agli angoli delle strade: ho capito ben presto che la mia strada era quella», racconta. «Poi i miei tornarono in Italia, ma io rimasi a Parigi per terminare il mio percorso di studi».

E l’accento francese, la «erre» arrotondata è rimasta a questo artista ora «senza patria», perché sebbene il documento d’identità riporti Mantova come residenza, dodici mesi l’anno li trascorre in giro per l’Italia. In un complicato gioco di incastri, perché le richieste da parte di spettacoli, show e tv sono tante.

«Per una quindicina di anni ho lavorato per la Fondazione dell’ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, facevo il clown in corsia». La ricorda come «un’esperienza molto forte, insieme ad altri quindici clown provenienti da tutta Italia e portata avanti con la collaborazione dell’équipe medica».

E poi progetti, workshop e stage dal Nord al Sud del Paese che continuano, incastrati al lavoro a Gardaland, dove da nove anni Pas pas è una presenza fissa. Certo, non è facile rispondere a tutte le richieste, che sono parecchie. Merito della bravura, degli applausi raccolti in oltre trent’anni di esibizioni, e anche della tv. Che gli ha dato una visibilità inaspettata.

Nel 2013 il mimo-giocoliere aveva infatti partecipato al programma di Canale 5 «Italia's got talent» e in quell’edizione, la quarta, arrivò fino alla finale, perdendo per un soffio.

«Con le poche cose che vediamo sul palco, tu ci porti in un altro mondo, alla rovescia rispetto quello reale. Ed è ciò che ci piace di te e che ti ha fatto superare ogni selezione», avevano detto al termine della sua esibizione Maria De Filippi, affiancata da Rudy Zerbi e Gerry Scotti. Parole nelle quali lui si riconosce: «Non si tratta di solleticare il pubblico con una battuta», spiega, «io mi rivolgo a grandi e piccini, cerco un linguaggio universale con il quale affascinarli. E lo faccio partendo dalla vita, anche dalla mia, cercando di renderla magica, buffa, di raccontarne la bellezza».

E con questa bellezza era riuscito a conquistare i giudici e il pubblico di Mediaset: «È stata una esperienza meravigliosa, sia perché ho avuto modo di vedere la grande macchina che permette di far funzionare un programma televisivo sia per i colleghi che ho incontrato: artisti che mi hanno dato molto».

E poi c’è stata la visibilità, grande e a livello nazionale. «Ancora oggi ricevo delle proposte anche da programmi nazionali. La tv mi piace molto, ci tornerei volentieri», ammette.

L’occasione ora gli è arrivata grazie al talent show I talenti ne l’Arena. «Ho partecipato perché coinvolto da due amici», racconta, «e dopo aver superato la prima fase di selezioni mi sono esibito in occasione delle due tappe di Caprino e Isola della Scala e poi alla finalissima di Bovolone. Ho avuto la possibilità di mettermi in gioco e di farmi conoscere: credo non ci sia biglietto da visita migliore per chi fa il mio mestiere».

Condividi la notizia