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Caccia e critiche
«Da noi un rinvio
non ha senso»

Un gruppo di cacciatori: oggi cominciano le giornate di precaccia
Un gruppo di cacciatori: oggi cominciano le giornate di precaccia (BATCH)
Vittorio Zambaldo02.09.2017

Oggi è il primo giorno di preapertura della caccia in Veneto, che sarà invece aperta del tutto a partire da domenica 17 settembre, mentre il calendario venatorio approvato a giugno dalla giunta regionale ne fissa la chiusura della stagione al 31 gennaio.

Nei giorni di preapertura (ne fanno parte anche le giornate di 3, 4, 9 e 10 settembre) è consentita la caccia a merli, tortore, ghiandaie, gazze, cornacchie nere e grigie.

L’occasione offre lo spunto ad Alessandro Salvelli, presidente di Federcaccia Verona, di augurare un buon avvio e proseguimento nell’attività agli associati e a tutti i cacciatori e di fare il punto della situazione che, sono le sue parole, si presenta abbastanza delicata. «Ma in Veneto», dice Salvelli, «non ha senso chiedere il rinvio della preapertura a causa di incendi e siccità, eventi che hanno colpito maggiormente altre regioni. Siamo fuori dalla mappa degli incendi e i cacciatori che hanno partecipato alle attività di addestramento dei cani hanno censito un numero di selvaggina in linea, se non superiore, a quello degli anni precedenti». «La richiesta, come è stata avanzata da diverse associazioni ambientaliste al governo e alla presidenza della Regione, non è proponibile anche se, come associazione, dichiariamo da subito di attenerci alle disposizioni degli organi superiori in materia», sottolinea Salvelli, che non manca di invitare le associazioni ambientaliste ad esercitare una maggior pressione verso una corretta cultura ambientale.

«Lo sfalcio dell’erba lungo le strade fa emergere un degrado indice della bassissima educazione civica che non è certo imputabile ai cacciatori che invece fanno della custodia e della pulizia dell’ambiente motivo di impegno sociale», aggiunge il presidente.

Lo preoccupa anche il blocco dei lanci di selvaggina in seguito al rischio di epidemia di influenza aviaria. Sono infatti proibite dall’autorità sanitaria le liberazioni di selvaggina pronta caccia, in particolare fagiani e starne, ed è momentaneamente bloccata tutta l’attività a sud dell’autostrada Serenissima: «Mi auguro siano poste in essere tutte le soluzioni che garantiscano la possibilità di lanci in tempi differiti e che vengano adeguatamente tutelati produttori e allevatori di selvaggina che riforniscono le aziende faunistico venatorie: ne va della sopravvivenza del loro lavoro».

Tiene banco da anni in Lessinia la questione lupo, che coinvolge direttamente gli allevatori con perdite del proprio capitale aziendale, i residenti, ma anche i cacciatori, che si vedono sottrarre dal predatore fauna cacciabile e denunciano il calo della presenze di ungulati in tante riserve alpine. «Abbiamo la convinzione che il lupo non vada sterminato, ma attraverso attenti studi di settore, condotti da biologi e faunisti qualificati, serve che vengano forniti i dati per conoscere quale sia il peso sostenibile di questa presenza per il territorio».

«Da quel punto in avanti è giusto che il lupo sia oggetto di prelievo venatorio come tutte le altre specie cacciabili e che vengono monitorate e censite annualmente», aggiunge il presidente Salvelli, «perché la caccia deve continuare ad essere praticata senza subire influenza di sorta dalla politica, in particolare da chi esercita il doppio ruolo di gestore della caccia e consigliere regionale».

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