Beni confiscati, allarme per le vendite

Un campo di Libera nella casa confiscata di Erbè
Un campo di Libera nella casa confiscata di Erbè
Valeria Zanetti 15.11.2018

L’allarme è concreto e riguarda gli scenari che si potrebbero aprire con l’entrata in vigore del nuovo decreto sicurezza, con il quale viene ampliata la possibilità di vendere ai privati i beni confiscati alle mafie. A lanciarlo nei giorni scorsi è stato lo Spi Cgil del Veneto, durante la giornata di chiusura dei campi antimafia, iniziativa che da anni impegna il sindacato dei pensionati nei terreni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata in tutta Italia, e che quest’anno ha coinvolto un centinaio di iscritti e circa 170 ragazzi di tutto il Veneto. Secondo la sigla sindacale, l’applicazione del provvedimento di recente approvazione comporta il rischio che la malavita rientri in possesso dei beni sottratti nei decenni passati. In Veneto si tratta di oltre 317 immobili, 295 tra case (138 sono appartamenti in condominio), negozi, appezzamenti di terreno e per il resto attività economiche. Le due province che contano il maggior numero di confische sono Venezia (116) e Verona (101). «I beni sottratti alle mafie sono in continuo aumento. In poco più di quattro anni si è passati dalle 88 unità (dato del 2013), alle 176 (2015) per arrivare alle 317 attuali, alcune delle quali già destinate a Comuni o enti e finalizzate a scopi sociali», evidenziano dal sindacato veneto, che ha censito gli immobili e ha pubblicato la lista. «Riteniamo che il contrasto patrimoniale alla criminalità organizzata sia lo strumento più efficace da adottare», commenta Rosanna Bettella segretaria regionale dello Spi Cgil, «alla confisca deve seguire una progettazione per definire i nuovi utilizzi dei beni, utilizzo che va dedicato all’educazione alla legalità». La Spi è decisamente contraria, invece, alla loro vendita. «Il pericolo è quello di un loro ritorno in mano ai malavitosi. Se l’alienazione è inevitabile, che questa almeno venga vincolata a un serio progetto di riutilizzo, che sia stato prima valutato dagli organi competenti dello Stato», chiede dunque il sindacato. Fra i principali immobili sequestrati un po’ in tutto il Veneto, nel Bellunese va segnalato l’hotel San Martino, costruito abusivamente sul Nevegal e di proprietà di Enrico Nicoletti detto «il Secco», cassiere della banda della Magliana. Nel Veneziano c’è invece la villa di Felice Maniero, detto «Faccia d’Angelo», capo della mafia del Brenta: l’immobile è stato ora ribattezzato villa «Affari Puliti» ed è diventato sede di varie associazioni. Nel Padovano il complesso dal valore economico più elevato è villa Rodella, che era di proprietà di Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto ed ex ministro dell’Agricoltura e della Cultura, coinvolto nello scandalo del Mose di Venezia. Anche nel Veronese la lista è lunga - pur se costituita di proprietà meno famose - e prova dunque le infiltrazioni sul territorio locale da parte di organizzazioni come camorra, ‘ndrangheta e criminalità dedita in particolare allo spaccio di stupefacenti. Il Comune in testa in questa classifica è Bussolengo, dove risultano sequestrati 26 appartamenti in condominio, segue Vestenanova con 23 proprietà, 16 delle quali costituite da terreni. L’elenco comprende anche immbobili a Castel D’Azzano, Cerea, Cologna Veneta, Gazzo Veronese, Isola della Scala, Montecchia di Crosara, Oppeano, Peschiera del Garda, Roverchiara, dove il sequestro ha riguardato un’impresa edile, San Giovanni Ilarione, Sanguinetto, paese dove tra l’altro sono stati confiscati due palazzi di pregio, e ancora Selva di Progno, Nogara e Verona. Poco meno della metà di queste proprietà - si tratta in tutto di 45 immobili - sono già state destinate ai Comuni e agli enti con finalità di carattere sociale. Ad Erbè, la villa di un trafficante di droga è diventata sede dell’Ulss 9 Scaligera e ospita ragazzi con problemi psichici. Sempre in paese, un terreno su cui stava per essere edificato un agriturismo è ora invece una base scout. A San Giovanni Lupatoto, frazione Raldon, un’altra residenza confiscata è diventata sede dell’associazione «Amici del tesoro», centro di accoglienza diurno per ragazzi con disabilità. Ad Oppeano, infine, una villa sottratta alla criminalità ospita oggi un asilo nido. Confiscati, ma non ancora inseriti in questo elenco, ci sono anche 24 appartamenti a Verona. •