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Acqua pulita con le autobotti
è la richiesta degli anti Pfas

La delegazione delle famiglie contro gli Pfas ieri a Venezia
La delegazione delle famiglie contro gli Pfas ieri a Venezia (BATCH)
Luca Fiorin07.09.2017

Autobotti che attraversano tutto il giorno il Basso Veronese, oltre che le aree vicine del Vicentino e Padovano esposte alla contaminazione da Pfas, per garantire la possibilità di usare a fini alimentari acqua priva di sostanze perfluoro-alchiliche.

È quanto potrebbe accadere a breve, se la Regione verificherà che questa attività è davvero realizzabile. E non è tutto, perché di pari passo verr sviluppata un’azione volta ad ottenere un significativo abbassamento dei limiti massimi dei Pfas contenuti nelle acque. Sono i parametri che i rappresentanti del movimento chiedono che vengano portati il più possibile allo zero, dal momento che le analisi del sangue dei ragazzi residenti nella zona rossa dimostrano che ci sono mediamente valori di sostanze perfluoro-alchiliche molto elevati.

L’avvio di queste due azioni è il risultato dell’incontro di ieri mattina a Venezia, durante il quale una delegazione delle famiglie no-Pfas, formata da 20 genitori e sette ragazzini anche di Legnago, si è confrontata con il presidente Luca Zaia, con gli assessori alla Salute e all’Ambiente Luca Coletto e Gianpaolo Bottacin, e i direttori di Sanità, Prevenzione e Tutela del territorio Domenico Mantoan, Francesca Russo e Francesco Benassi. «La riunione ha portato prospettive interessanti», ha spiegato la portavoce delle famiglie, la vicentina Michela Piccoli. «Abbiamo chiesto che venga trovato il modo di far arrivare nelle case acqua davvero pulita, perché non è possibile che, dopo aver verificato che i Pfas sono finiti nel sangue dei nostri figli, si continui ad assumerli bevendo».

La proposta: si porti acqua priva di Pfas con le autobotti o si studi il modo per far sì che arrivi almeno nelle casette presenti in molti Comuni.

La Regione si è presa un mese di tempo per verificarne la fattibilità. Si tratterebbe di un deciso salto di qualità per quanto riguarda le iniziative conseguenti alla scoperta che la falda da cui pescano gli acquedotti che servono i comuni del Vicentino e Padovano, oltre che i veronesi Veronella, Zimella, Albaredo, Cologna, Bonavigo, Minerbe, Pressana, Roveredo, Legnago, Boschi Sant’Anna, Bevilacqua, Terrazzo ed Arcole, è inquinata. Anzi, che è così inquinata che, secondo Arpav, ad oggi non è nemmeno pensabile una bonifica. Da quando, a giugno 2013, la contaminazione è divenuta cosa nota quell’acqua è sempre stata distribuita. Grazie all’uso di filtri a carboni attivi, la presenza dei Pfas è stata abbattuta, portandola al di sotto dei limiti vigenti: l’acqua dunque è potabile. Certo quei limiti sono stati oggetto di critiche, perché considerati troppo alti, e la Regione sta chiedendo che vengano ridotti, ma sono pur sempre l’unico parametro ufficiale. Se ora si decidesse di fornire acqua con le autobotti e le casette, tutta la questione della potabilità verrebbe rimessa in discussione.

Dall’incontro di ieri è venuto fuori che per realizzare le opere necessarie per far sì che l’acquedotto venga approvvigionato da fonti pulite servono quattro anni, ma è stato ribadito che Roma non ha ancora sbloccato gli 80 milioni stanziati a dicembre e che, con un cofinanziamento, servono per la realizzazione delle nuove condotte. Infine, a Venezia si è saputo che a novembre dovrebbero essere resi noti i risultati dei controlli sugli alimenti prodotti nella zona rossa.

Le famiglie hanno detto che ora sposteranno il tiro anche su Roma. La vicenda Pfas si è arricchita di altre due novità. Il Consiglio regionale ha approvato una mozione che impegna la Giunta a fare il censimento di tutti i pozzi privati. Miteni spa (azienda chimica di Trissino ritenuta da Arpav e Regione responsabile per più del 97 per cento della contaminazione) ha annunciato che entro ottobre assumerà 15 persone per incrementare la ricerca nei settori farmaceutico e hi-tech.

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