Visita del Papa in Cile, bombe contro le chiese

I segni del fuoco sul portone della chiesa di Santa Isabel de HungriaI manifesti di benvenuto al Papa a Santiago del Cile
I segni del fuoco sul portone della chiesa di Santa Isabel de HungriaI manifesti di benvenuto al Papa a Santiago del Cile (BATCH)
13.01.2018

CITTÀ DEL VATICANO Si infiamma la vigilia della visita in Cile del Papa, che vi arriverà lunedì sera per restarvi poi tre giorni prima di fare tappa, fino a domenica 21, in Perù. Tra attacchi alle chiese a Santiago e manifestanti che nella capitale cilena occupano la Nunziatura - il luogo dove soggiornerà Francesco - si comprende quanto sia vera la frase del segretario di Stato Pietro Parolin, che definisce «un viaggio non semplice» questa ventiduesima missione del Papa argentino. La giornata di ieri è cominciata registrando quattro attacchi contro chiese, in diverse zone di Santiago, per protestare contro la visita. In tre, le chiese hanno subito danni, specie alle porte e alle facciate, il quarto è stato neutralizzato dalla polizia. Nella zona della stazione centrale, la parrocchia attaccata è quella di Santa Isabel de Hungria, dove ignoti hanno gettato un panno impregnato di combustibile all’ingresso e appiccato il fuoco, provocando un incendio. «Libertà per tutti i prigionieri politici nel mondo, autonomia e resistenza. Francesco, le prossime bombe saranno sotto il tuo abito talare», si legge in un opuscolo lasciato dagli autori. Il prete Fernando Ibanez ha riferito che poche ore prima alcuni giovani sono passati davanti alla chiesa e hanno gridato insulti, ma non pensava a un simile attacco. A Recoleta una bomba è stata lanciata contro la cappella di Emanuel: l’esplosione ha squarciato una porta e rotto alcune finestre. A Penalolèn, alla cappella del Cristo Vencedor, un’altra bomba ha causato pochi danni. Infine, nel santuario di Cristo Pobre, vicino alla stazione della metropolitana, la polizia ha neutralizzato un bidone apparentemente pieno di combustibile. La presidente del Cile Michelle Bachelet ha espresso la sua condanna per gli attacchi. «Quanto accaduto è molto strano - ha detto - perché non è qualcosa che si può attribuire a un gruppo specifico». Bachelet ha osservato che il governo ha fatto tutto quanto in suo potere per la pianificazione e organizzazione del viaggio. La presidente ha spiegato che gli sforzi dell’esecutivo si sono concentrati sulla sicurezza, sul sostegno per facilitare l’accesso ai luoghi degli eventi e il movimento dei fedeli. «Nessun attacco terroristico, piuttosto atti di vandalismo compiuti per attirare l’attenzione», ha commentato padre Felipe Herrera, portavoce della Commissione della visita. Ma a fare scalpore è stato il fatto che un gruppo di manifestanti ha occupato la sede della Nunziatura apostolica nella capitale cilena. «Qui il problema non è la fede, ma piuttosto i milioni che si stanno spendendo per la visita del Pontefice» ha detto la leader di un gruppo di senza tetto dopo aver pubblicato un video in cui si vede come agenti delle forze di sicurezza cilene sono entrati nella sede della Nunziatura, malgrado i manifestanti abbiano cercato di impedire l’accesso. Molti di loro sono stati arrestati e sono detenuti in un ufficio dei carabinieri cileni. Duro il loro slogan: «I soldi del fisco se li porta via Francisco». Intanto in Perù Elena Yparraguirre, moglie di Abimael Guzman, leader del gruppo terroristico Sendero Luminoso, ha chiesto al Papa in una lettera di farle visita in carcere, per ascoltare la proposta di riconciliazione dell’organizzazione con il governo. La donna, 70 anni, all’ergastolo dal 1992, ha apprezzato il lavoro del Papa nella riconciliazione tra il governo colombiano e le Farc, definendolo «esperienza preziosa che fa riflettere». •