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Ius soli, salta la discussione
Al governo mancano i numeri

Sit-in a Montecitorio a favore dello ius soli
Sit-in a Montecitorio a favore dello ius soli (BATCH)
13.09.2017

ROMA

Si restringono ancora di più le possibilità che lo Ius soli veda la luce prima della fine della legislatura. Il Pd ha deciso di non chiedere la calendarizzazione del testo al Senato perché, ammette il capogruppo Luigi Zanda, «ora la maggioranza non c’è». Ma non è solo la contrarietà di Ap a bloccare il Pd: il governo non vuole rischiare di turbare i già fragili equilibri della maggioranza prima dell’approvazione, a fine mese, del Documento di economia e finanza che richiede un voto a maggioranza assoluta, che difficilmente a Palazzo Madama si è raggiunta negli ultimi tempi.

Nonostante l’insistenza della sinistra, il Pd ha deciso di non portare al voto dell’Aula lo Ius soli, già rinviato a luglio davanti alla levata di scudi dei centristi. L’approvazione, vista la mole di circa 50mila emendamenti, potrebbe avvenire solo con il voto di fiducia, una scelta che rischierebbe di far esplodere la maggioranza e lascerebbe fuori partiti di opposizione, come Si, favorevoli al provvedimento ma non a concedere la fiducia al governo. Se Matteo Renzi ha deciso di affidare la decisione sull’esito del provvedimento al premier Paolo Gentiloni, protesta Mdp che proprio ieri nel vertice con Giuliano Pisapia ha definito il disegno di legge sulla cittadinanza una priorità. Esultano invece le opposizioni da Fi al M5S per i quali «una valutazione su una legge così importante andrebbe fatta dai cittadini tramite referendum». Per il senatore leghista Roberto Calderoli «per fortuna lo Ius soli per ora è sparito dal radar dell’agenda parlamentare».

MATTARELLA. Intanto oggi Sergio Mattarella volerà a Malta con altri tredici capi di Stato europei per un vertice tutto dedicato ai flussi e alla coesione sociale dell’Europa. Si tratterà di un incontro informale. Le discussioni informali di Malta permetteranno ai tredici presidenti di fare una sorta di «check up» dello stato di salute dell’Unione rispetto a un tema assai diviso e che vede in prima fila l’impegno dell’Italia: il «crossing Borders», ovvero attraversare i confini, riferito a fenomeni migratori che sembrano inarrestabili e che rischiamo di frantumare un’Unione europea debole e priva di ossigeno ideale.

VIAGGI STRAZIANTI. E proprio di migranti parla il rapporto «Viaggi strazianti» realizzato da Unicef e Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), con le testimonianze di 22mila migranti, di cui 11mila tra minori e giovani, tra il 2016 ed il 2017. Dalla relazione delle due agenzie Onu emerge come la rotta dalla Libia all’Italia sia tra le più pericolose al mondo, per i giovanissimi. Fino a otto minori su dieci (il 77%) che hanno transitato sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale infatti, sono stati vittima di abusi, sfruttamento o sono stati oggetto di traffico, contro il 17% di quelli che hanno transitato sulla rotta del Mediterraneo orientale. Il 72% delle ragazze è stato sfruttato sessualmente, mentre l’86% costretto al lavoro forzato.

SCHENGEN. Intanto la Francia, la Germania, l’Austria, la Danimarca e la Norvegia, hanno intenzione di chiedere all’Unione europea di rendere più flessibili le regole sul ripristino dei controlli alle frontiere di Schengen in caso di minacce per la sicurezza. La richiesta dei cinque Paesi verrà formalizzata nel consiglio affari interni di domani a Bruxelles. Dinanzi alla minaccia del terrorismo, le regole attuali sono eccessivamente «rigide». Quindi l’appello dei cinque ad estendere il «periodo massimo» consentito per sospendere Schengen, dagli attuali 6 mesi a 2 anni per i casi di «minaccia grave alla sicurezza» e da 2 anni a 4 anni per i casi «eccezionali», com’è attualmente il caso in Francia.

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