Gentiloni ai sindaci Pd «Credibili per vincere»

Il premier Gentiloni con il segretario del Pd Renzi al Lingotto a Torino
Il premier Gentiloni con il segretario del Pd Renzi al Lingotto a Torino (BATCH)
13.01.2018

ROMA Il premier Paolo Gentiloni, nel suo primo appuntamento di campagna elettorale ha parlato davanti agli amministratori del Pd riuniti al Lingotto di Torino. Dal Piemonte il presidente del Consiglio ha suonato la carica di una sinistra che, al governo, può vantare risultati «straordinari» sull’immigrazione e nell’aver «portato il Paese fuori dalla crisi». E, auspicando una coalizione che includa anche la Bonino, ha rivendicato al Pd i tratti di una sinistra «di governo», diversa dalla sinistra che del governo «ha paura» e tende a «rifugiarsi nel cantuccio» di idee del passato. Un esempio? Accusare il Jobs act dei problemi del lavoro, quando il problema è «epocale, europeo e mondiale». Il premier ha invitato il Pd a fare una campagna elettorale giocata sulla «credibilità», sulla capacità di dare «speranza» e anche sulla «ambizione» di proporre ancora una proposta di «cambiamento» per il futuro. A partire dai risultati raggiunti. Senza inseguire le proposte degli altri su temi come l’immigrazione («No a chi vende fumo») o l’Europa: «Siamo convintamente europeisti, le elezioni» ha detto forse alludendo a Macron «si vincono su questo discrimine». Ma un nemico contro cui il Pd lotta è anche l’idea che nessuno possa vincere e si vada verso le larghe intese (magari con Gentiloni premier): «In gioco c’è il futuro. La vittoria conta». Se il Pd vuole avere voce in capitolo «non ci sono sconti». E se il messaggio agli amministratori del Pd era di carattere positivo, di tutt’altro tono è stato lo scontro avvenuto con il sindaco Raggi. Roberto Giachetti ieri ha lanciato la «Costituente per Roma» per la «capitale del 2030» e al Tempio di Adriano è arrivato il premier e due ministri, ma l’evento ha scatenato uno scontro con il sindaco di Roma, assente di peso. «Questa città non si governa semplicemente affrontando la sequela di emergenze che si verificano ogni settimana» ha detto Gentiloni, «intanto perché sono talmente tante e complicate, sedimentate da tanto tempo, che anche l’amministrazione più efficiente farebbe fatica. E non mi pare» ha incalzato «che siamo in una condizione di avere il massimo dell’efficienza. Siamo il governo e non possiamo non avere uno spirito di collaborazione su Roma» ha aggiunto «anche se talvolta questo aiuto è stato accolto con sospettosa riluttanza». Dal sindaco e dal M5S subito è scattata l’accusa al premier di fare propaganda. «Siamo in campagna elettorale, quindi ricomincia a valere il principio secondo il quale vince chi urla, offende e attacca l’avversario con buona pace dei programmi» ha replicato la Raggi. «Oggi è il turno di Gentiloni. Per governare questa città servono i poteri che hanno tutte le altre grandi capitali d’Europa e non chiacchiere prima del voto», ha aggiunto. Il M5S chiede da tempo, tra l’altro, che la sindaca diventi commissario al debito di Roma. Il vicepresidente Pd della Camera Giachetti, vuole coinvolgere tutte le forze politiche «per dare a Roma un’organizzazione che prescinda da chi vincerà le elezioni». Per un mese ha cercato di invitare la Raggi, ha confidato, la quale alla fine ha declinato per impegni istituzionali, ma vuole che «anche lei partecipi, ha il dovere di farlo». Critiche al sindaco sono arrivate anche dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, che ne ha denunciato assenze e ritardi al tavolo per Roma. «Bisogna istituzionalizzarlo e per questo conto di romperle le scatole in modo costruttivo. Non possiamo stare sulla riva ad aspettare il cadavere della capitale». •